Con il mio tempo, nel momento giusto.

Non sempre si centrano gli obiettivi al primo tentativo. E meno male. Forse si chiama esperienza.

Volevo finire il mio primo quarto di Maratona, cioè 10 chilometri e mezzo, ma non ce l’ho fatta. Pace!

Riesco a correre già 10 chilometri e quindi mezzo in più dovrebbe essere alla mia portata. Però quando il 24 maggio ho provato ad alzare il mio limite di distanza e tempo non ho calcolato una serie di elementi che, messi tutti in file, mi hanno insegnato tanto.

Oops (pic by http://www.facebook.com/victorsbeardart)
Oops (pic by http://www.facebook.com/victorsbeardart)

La sera prima ho fatto serata, un bicchiere in più, dormito poche ore, anche per vicini particolarmente rumorosi. La mattina mi sono svegliato prestissimo e dopo mezz’ora ero al parco a correre. Sole incredibile, poca gente in giro. Cielo azzurro, come capita solamente alcune volte in maggio. Vento perfetto. Quindi via, senza aver bevuto praticamente nulla prima, senza aver fatto colazione.

Fino ai sette chilometri nulla da segnalare, poi il cervello mi ha detto:”Ok, adesso torniamo a casa che tu hai fame e sta salendo il vento e tu sei sudato e il sole è andato via e stai avendo freddo ed è inutile proseguire oggi.”

Ho provato ad avanzare, ma nulla, la mente era già sotto la doccia e stava pensando a troppe cose insieme.

Ho rallentato il ritmo, proprio non ce n’era più. Per sopportare il freddo umido che mi ha preso cerco di riprendere la testa e distrarla con quello che ho attorno. Spengo Runtastic, che memorizza da un mese quasi tutti i miei passi di corsa, per le città o in mezzo alla natura.

Così ho visto il parco. 

Le papere nel lago, un giocoliere che si allena con tre palline, un uomo che prega inginocchiandosi e alzandosi da un tappeto. Il chiosco del bar, il gazebo dei clowdottori (bellissimi!) e un gruppo di sbandieratori che cercano di catturare il vento con le loro ampie bandiere colorate.

Pennuti.
Pennuti.

Su una panchina anziani signori mediorientali giocano a domino. Un’ombra fuma qualcosa tra i cespugli. Una ragazza con il suo cane. Un uomo sovrappeso che suda sopra una bicicletta, che mi chiedo come riesca a sostenerlo.

Poi all’uscita del parco vedo un ragazzo che mi chiama timido:”Scusa, puoi aiutarmi a sollevarlo?” Vedo uno scooterone a terra. 230 chili. Fermo la musica nelle cuffiette (hip hop) e uno, due, tre su. Lo scooter torna sulle proprie ruote. “Grazie, scusa se ti ho fermato.” “Prego, tanto oggi non ce n’é.”.

Quindici minuti dopo sono avvolto dall’acqua calda della doccia, sento mente e corpo iniziano a riconoscersi e se non ho raggiunto il quarto di Maratona, lo raggiungerò. 

Senza strafare, senza smettere di ascoltare con gli occhi. Con il mio tempo, nel momento giusto.

Ciao

Alberto (su Twitter @AlbertoRosa22 e @per4piedi)

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