Perché senza sorriso, non si riesce neanche a camminare.

Il post che ci ha inviato Roberto, da Pordenone, che ha da poco iniziato a correre.

Tre, due, uno, via.

“Mi affaccio al mondo dei cinquantenni e due giorni fa ho superato il muro dei 5 chilometri, con un ritmo di 6 minuti e 30 a chilometro ma, ancor di più, sono sceso sotto i 70 chili di peso, cosa che non mi riusciva da 30 anni. Troppi numeri? Sì, troppi numeri, ma – abituato come sono a conviverci – non mi spaventano. Quello che mi impressiona, invece è come sia stata dirompente la corsa a piedi nelle mie abitudini.

Cinque chilometri, sono pochi, fanno ridere a quell’andatura, ma per me oggi sono oggetto di grande soddisfazione.

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Dico la verità: non mi è mai piaciuto correre a piedi. La bicicletta! Quella sì, da sempre! Il vento ti asciuga la fatica, la velocità inebria, la salita ti fa sentire ogni muscolo del tuo corpo in tensione, il cuore che batte, il respiro che cerca la sua regolarità per permetterti di raggiungere il passo di montagna.

La corsa a piedi è diversa: se fa caldo la fatica e il sudore mi infastidivano, se faceva freddo la differenza di temperatura tra corpo e ambiente mi era insopportabile… il paesaggio che non cambia mai. No di corsa – mi dicevo – a piedi. No, mai.

E invece? Ora che succede? Come mai alla soglia del mio mezzo secolo di storia ho ripreso a correre?

Era un bel po’ che ci pensavo, ma non avevo mai trovato il coraggio di cominciare.

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E come spesso capita però è l’esempio degli altri che conta. E di bei esempi ne ho avuti diversi in questo ultimo periodo: Simone, che correva per perdere peso (è partito da 110kg!) e ora va spedito e leggero sulle scarpette facendo saltellare orgogliosamente i sui poco più di settanta chili; Gianni, che ha trovato nelle podistiche romagnole, le amicizie più vere e divertenti; Luigi, che ogni sera mi faceva sapere sul social network che i record registrati con Runtastic alle ore più buie della sua nebbiosa Marghera; mio figlio Guido, orgoglioso del suo piazzamento sui 9 km corsi alla fine dello stage di kung fu in montagna; Alex, ex maratoneta, pluri-operato alle ginocchia che ricomincia a correre a cinquantacinque anni suonati; Elisabetta, che in due anni, dal nulla, arriva prima tra le italiane alla maratona di Boston; Mauro, che pur ha la mia età e corre tre maratone ogni due anni e infine Alberto, il monellaccio della coppia di Per 4 Piedi, che da Parma mi fa intendere che corsa è anche liberazione, è benessere, è sfida, è rompere con l’omologazione.

Rompere: ecco la parola che ho in testa da quando ho ricominciato a correre.
Rompere gli schemi abitudinari della giornata, riuscire a ricavarsi uno spazio per se stessi, per re-impadronirsi del proprio corpo, per sentire vibrare i muscoli, per avvertire il sangue scorrere caldo per vene ed arterie. E in quei venti minuti la testa si libera: si libera dei numeri, si libera degli affanni e i pensieri si concentrano in un solo obiettivo: il benessere degli ultimi metri, della fine corsa!

Si correre si può, a qualsiasi età, ricominciando se necessario ogni volta da capo, come non si avesse mai corso in vita propria…

Con coraggio e determinazione, piano all’inizio, ma senza mai fermarsi. E soprattutto con continuità e con il sorriso.
Perché senza sorriso, non si riesce neanche a camminare.

Ciao Robi”

@per4piedi

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