Babbo Natale e la fratellanza dei runner

Belluno, domenica 14 dicembre. È l’alba. La città inizia a respirare, l’aria è perfetta. È un gran bel momento e davanti a me c’è questo.

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Ho parcheggiato l’auto e percorro le scale che dal parcheggio Lambioi salgono al centro di Belluno, da dove partirà la Santa Klaus Running, la mia seconda Mezza Maratona. So che fa freddo, so che gran parte del tracciato è in salita, tra asfalto e terra. So che mi importa poco della fatica, sono emozionato come per la prima mezza, due mesi prima, ho più energia dentro.
Ho voglia di correre.


E via.

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Ci sono anche io in questa foto di gruppo, dove sono? 😊

La salita arriva presto. È affascinante. È istruttiva. Ho sentito dire che spesso gli errori più grandi si commettono nei primi due chilometri. Credo sia vero e la salita te lo spiega con calma, se non lo hai già capito.
Ed è qui che scopro il regalo che Babbo Natale mi ha dedicato.
Per caso incontro Luca e Alessandra. Tengo un passo simile al loro e chiedo se posso unirmi. Sono simpatici e scopro che Luca è un maratoneta navigato e ha portato Alessandra a correre l’ultima Maratona di Venezia in: “4 ore e 15′, lui è bravissimo, motivatore, mai pesante. Ho 53 anni non è mai troppo tardi per trovare quello che ti piace fare.” Luca sorride e mi chiede:”Corri bene, sei sciolto, proviamo a finire in 2 ore?”.
Proviamo, sarebbe magnifico. Però la salita è tosta. Luca mi dà qualche consiglio che terrò sempre con me:”In salita corpo in avanti, braccia giù. Passo del respiro. In discesa lasciati andare, rilassato. Recupera. Fa respirare la testa.” Mi chiede come sto, quando resto indietro si volta, attende un mio ok e poi continua.
Lo rivedrò, ancora per caso, all’arrivo. Lui e Alessandra hanno finito in 2 ore e 1 minuti, io in 2 ore e 2. Sono contentissimo.

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Il mio pacer per caso mi saluta contento di vedermi e dice:”Se continui così ci vediamo alla Maratona di Treviso a marzo. Oppure ancora meglio a Venezia, nel 2015 sarà la trentesima edizione, la puoi preparare bene, bene e da quel poco che ho capito di te ti piacerà.”

Siamo stati insieme un paio d’ore e qualche minuto e Luca, Alessandra ed io ci siamo scambiati più che qualche pacca sulla spalla dell’anima.

Mentre cerco di capire dove riconsegnare il chip del pettorale (e scopro che qui te lo lasciano) incontro Carlo Durante, che è cieco, che nel 1992 ai Giochi Paralimpici di Barcellona ha vinto l’oro nella Maratona, che è simpatico e solare, che ho conosciuto in aprile sopra il palco di uno dei teatri di Conegliano dove ho avuto l’onore di intervistarlo, insieme a Francesco Moser.
Se quella sera di otto mesi fa non avessi intervistato Carlo Durante probabilmente non avrei iniziato a correre, Per 4 Piedi non esisterebbe e mai avrei corso due mezze Maratone e ora non avrei l’ambizione di provare a finirne una intera.
Per finire una Maratona ci vogliono le palle”, mi dice Carlo ridendo. “Ma insomma si fa. Pian piano, si inizia e si va. Sei contro te stesso, sei con te stesso. Ma davvero hai iniziato a correre dopo quella sera con Moser? Pensa tu quanti danni faccio”, e ridiamo di gusto.

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Al ristoro danno la cioccolata calda: antiossidanti e proteine muscolari perfetti per il running. Soprattutto è bollente e gustosa e, dopo aver spalmato la mia energia per 21 km invernali, è la perfezione.
E tra il cacao che va in fumo e mi appanna gli occhiali , penso a chi condivide la sua storia con me per qualche momento, a quello che lascia nel mio cammino e io nel suo.
Penso alla corsa, che sta accordando come non mai la mia anima e il mio corpo. Penso a chi mi sta vicino con gli occhi e gli abbracci in questo viaggio chiamato running e a chi lo fa via Twitter o Facebook, e mi dà una forza nuova.
Penso alle distanze che si sono accorciate e a quelle che si accorceranno.
Penso che molte cose sono molto distanti, ma nessuna è davvero impossibile da raggiungere.
Penso che un giorno magari correremo la Moon Half Marathon, con polvere di stelle nel pacco gara. Penso alla tensione prima di una gara, che poi non conta la tua posizione alla fine, ma conta come ti senti mentre corri. E la paura di non stare bene e la paura di restare soli a festeggiare le cose che vanno bene.
Penso alla voglia, quasi un fuoco, che ti vuol far correre ancora un’altra volta, anche subito.
Penso ai tuoi occhi che leggeranno queste parole e forse un po’ ti ritroverai tra le mie parole.
Penso ai tuoi occhi, sempre un po’ nel tuo mondo, che quando ti ho raccontato la mia Santa Klaus Running mi hai fatto capire che in fondo stavi correndo lì con me. 

 Ciao,

Alberto (@per4piedi)

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