Maggio, 1951.

Giulia ci invia il racconto di una foto, un ritratto di parole, che descrive il momento in cui è nata una passione che, anni dopo, ha portato Giulia a correre.

Siamo nel 1951 nei pressi del rifugio Telegrafo – Monte Baldo, a 2mila metri sul livello del mare e, anche se è maggio, qui su c’è ancora la neve.

Il primo maggio due giovani si sono spostati, Giorgio ha 26 anni, Norma 22. Diventeranno i nonni di Giulia.

Un amico scatta una foto.

Questa storia inizia più o meno così.

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I miei nonni erano due ragazzini ancora, due anime che si erano trovate nell’immediato dopo guerra e che ancora oggi mi chiedo cosa li abbia fatti incontrare, cosa li abbia fatti innamorare.

Due persone completamente diverse: lei una giovane ragazza con la quinta elementare, fino a quel giorno vissuta in un paesino di montagna, Bellori una piccola frazione di Grezzana, comune della Valpantena alle pendici dei monti Lessini. E per quanto fosse sempre vissuta nei confini di quella piccola frazione o al massimo i suoi viaggi l’avessero portata in centro città a Verona, era una donna “moderna” per quell’epoca, una donna di ferro che a 18 aveva preso la patente per auto e per camion per potersi occupare personalmente del trasporto merci della bottega (unica della frazione) del padre.

Lui un giovane uomo di città, con una cultura superiore, da sempre appassionato di montagna.

Mi sono sempre chiesta cosa li accomunasse, così diversi in tante cose, ma forse questa foto racchiude tutto quello che all’apparenza non si vede: due visi sorridenti, la mani che si stringono per accompagnarsi verso un traguardo, un amore che forse nasce da una passione comune, quella per la montagna, in tutte le sue sfumature.

Sorrido pensando che il loro viaggio di nozze li ha portati a Pisogne (Brescia) e su Monte Guglielmo, luoghi che lo scorso anno ho visto e “corso” grazie ad una bellissima gara, la Sarnico Lovere: vedere la maestosità di quella cima dal basso, stagliarsi in alto sulle rive del lago di Iseo, correre pensando che là 60 anni prima mia nonna per la prima volta nella sua vita usciva dai confini di Verona… impressiona pensare che allora quello fosse considerato un viaggio come noi oggi sentiamo un volo transatlantico!

Ma sto divagando, lo so. …la foto…quella foto scattata in quel maggio nei pressi del rifugio Telegrafo l’ho sempre vista a casa dei miei nonni, ma mi sorprende come solo il 15 febbraio 2015 mi abbia scatenato una serie di emozioni…

Tornavo dal pomeriggio in compagnia del “branco”, dopo la Giulietta e Romeo, la mezza Maratona della mia città natale, una gara che mi ha lasciato emozioni che ancora oggi mi turbinano nel cuore.

Son passata dalla mia nonna per un saluto e folgorazione rivedo la foto, la osservo, sento un brivido, un richiamo quasi ancestrale corrermi lungo la schiena, un battito martellarmi in testa.

Chiedo a mia nonna la storia di quella foto, che forse già conoscevo, ma non so per quale motivo non ne avevo ricordo.

Ed è stato emozionante rivivere quel giorno del 1951 attraverso i suoi ricordi: quei due ragazzi che avevano appena iniziato un percorso di vita insieme, correvano verso il traguardo di una gara a coppie.

Scattata a poche centinaia di metri dall’arrivo, erano ancora in testa e stavano per vincere. Solo all’ultimo sono stati superati dalla coppia che li seguiva, arrivando secondi.

Ma non aveva, non ha, alcuna importanza il risultato.

Quello che mi ha colpito è stato realizzare che quelle due persone correvano, gareggiavano (o meglio il nonno gareggiava, la nonna solo in quell’occasione e forse in pochissime altre), quelle due persone che hanno scelto di condividere la loro vita mi hanno passato la passione per la montagna, per la corsa, per lo sport, quello genuino, quello che si pratica per il benessere che lascia, per quelle endorfine che si propagano nel corpo, nella mente, nel cuore.

Mi ha fatto sorridere il racconto di mia nonna che da una semplice domanda mi ha trascinata nei ricordi di quegli anni, così lontani.

Le gare erano poco partecipate: altro che le 8000 persone della Giulietta e Romeo, o le 2000 di una Sarnico-Lovere; quando erano in “tanti” forse si arrivava a 20 partecipanti.

Ma la preparazione, la decisione se fare o meno una gara, le emozioni erano le stesse anche allora: decidere se fare una gara dipendeva dalla “distanza” da casa, dai costi, dai luoghi in cui si correva, dalla compagnia che si sarebbe trovata in quell’occasione.

E le foto all’epoca era quasi proibitivo poter pensare di acquistare una foto fatta lungo il tracciato, ma fortuna ha voluto che un grande amico di mio nonno, nonché corridore e compagno di scarpinate in montagna, fosse un fotografo di Verona (per dovere di cronaca ancor oggi il figlio e il nipote mantengono viva l’attività) e quella foto l’aveva proprio scattata lui, su quelle nevi di inizio maggio a circa 2000 metri di quota.

Una foto che mi ha fatto realizzare che forse la passione per la corsa non è solo passione intrinseca, ma è un mix meraviglioso di geni, storia educazione che si tramandano da anni nella mia famiglia… un mix che è esploso in me. Un mix di storie ed emozioni che voglio credere si tramandino non solo con una foto ma anche geneticamente.

E ho scoperto che di foto che raccontano una piccola storia di una grande impresa personale (di un uomo che per me è stato molto importante) ce ne sono altre…foto che mi farò raccontare attraverso gli occhi della mia cara nonna, occhi che raccontano una vita di passione che forse non conoscevo così bene come pensavo.

O che forse non avevo mai realizzato di esserne oggi io stessa una parte.

Quei visi sorridenti, quelle mani strette, il passo alternato ma immortalato nello stesso movimento, il ritmo di due cuori sincronizzati in un unico battito…questa è la corsa, questa è la passione, questa è l’armonia che mi auguro di trovare anch’io. 

 ___ 

 Ciao,

Alberto (@per4piedi)

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