Verso l’Isola che non c’è.

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Poi ti trovi in una città italiana, non importa quale sia. Basta sapere che ha due parchi, un fiume, diversi multisala, locali e supermercati, ma anche cinema da un film per volta, bar di quartiere e quelli che in veneto sono ancora chiamati “casolin”.

Tutti ingredienti per andare a correre e trovarsi a vivere un’avventura urbana.

Parto prima delle nove, ho voglia dell’aria frizzante che chiama la primavera, ho voglia di sentire la città che si stropiccia, si stiracchia, si risveglia.

Ho voglia di correre 20 chilometri. Mesi fa, in ottobre, ho corso per la prima volta una mezza Maratona e mi sembrava un traguardo irrealizzabile. Ora quella distanza mi piace e mi aiuta a sfogarmi. A ritrovarmi, dopo giorni intensi e un po’ immobili.

E tra poco c’è la Maratona.

Indosso la maglietta verde da allenamento che mi hanno regalato gli amici dell’Unesco Cities Marathon.


Sarà la prima Maratona alla quale parteciperò e ancora tremo al pensiero. 

Riuscirò ad arrivare alla fine con il sorriso?

Che gli organizzatori della Maratona abbiano chiesto a me e Andrea di portare quella maglietta, mi onora. Unesco è un simbolo, rappresenta la sintesi di cultura, arte, unito allo sport, diventa anche movimento, fatica, metodo, gioia, sfida. 

Quella maglia con scritto “Scusate vado di fretta mi sto allenando per l’Unesco Cities Marathon” è il kimono che avvolge il mio corpo verso la realizzazione del mio sogno.

L’anima? Sta giù, dentro due signorine rosse senza cuciture.





Una ragazza mulatta sta facendo streching mentre il sole inizia a scaldare. 

Sembra danzi tanto leggera si muove. Un anziano legge un quotidiano locale e scuote la testa. Gli suona il cellulare. “Sì ciao. Sì vengo a pranzo, sono al parco. Non serve venirmi a prendere, faccio due passi. Come? Sì non mi stanco tranquilla.”


Da una finestra esce un’aria lirica. Anche lì dentro qualcuno si sta allenando E’ la Tosca, i dischi in vinile di mio nonno non sono andati perduti nei miei ricordi. 

“Vissi d’arte vissi d’amore”


Qualche ragazzo ha marinato la scuola e beve birra di nascosto ridendo.


Passo davanti al locale di Marcello, che sta preparando un tavolo all’aperto.

“Ohi, mr. Per 4 Piedi. Vieni a pranzo qui oggi? Ho gli spaghetti con il culatello e il parmigiano. Con tutta questa corsa.”

Alzo il pollice.

“Prenoti per uno quindi?”, mi prende in giro.




Un runner appena uscito di casa mi saluta. Come so che è appena uscito di casa? Ha i capelli in ordine. E io penso che i capelli me li devo tagliare.

Sorrido e continuo. Il gatto che attraversa la strada no il colore del deserto e gli occhi azzurri.

Da un negozio di dischi esce musica jazz. Inevitabile quando ci sono gatti in giro.




Rientro nel parco, 16 chilometri. Mi sento bene, sciolto. Da lontano vedo un gruppo di persone attorno ad una guida turistica. 

L’Italia è bella da conoscere, è bella da raccontare.

Un uomo inizia ad osservarmi e, quando sono più vicino si stacca del gruppo e chiede:“Unesco?” indicando la mia maglietta.

“Sì, mi sto allenando per la Maratona.”

“In Italia?”

“Sì, in Friuli a fine marzo. Parte da Cividale e arriva ad Aquileia.”

“Che bella cosa, in mezzo a quelle città?

“Sì. Le conosce?”

“Ho fatto il militare a Cividale. Io non ho più il fisico, la invidio. Scusi se l’ho fermata, ma la sua maglietta mi ha incuriosito.”


Le magliette sono ancora un mezzo di comunicazione.


20 e mezzo. Basta. Prato e streching.

A casa mi aspettano doccia calda, frutta e tanta acqua. Però questo sole mi piace.


Noto due bambini. Lui, con il caschetto già in testa, allaccia i rollerblade a lei. Credo siano fratelli. Poi l’aiuta ad alzarsi, indossa il caschetto anche lei e iniziano a muoversi mano nella mano sempre più veloci.

Via, verso l’Isola che non c’è!


Buon viaggio,


Alberto (@per4piedi)

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