Il giro dell’oca.

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Qualche settimana fa correvo tra le colline attorno a Conegliano. Sono di parte, lo riconosco, ma è un’esperienza che vi auguro di provare prima o poi. 

Camminare, correre, passeggiare, perdere tempo tra quelle colline è un regalo.

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Credo sia anche una forma di libertà genuina.

Ciò detto, state attenti alle oche.

Tra quelle colline, in questo quasi anno di corsa, ho tracciato una decina di percorsi, di varia difficoltà e stato d’animo. Cerco di farne un paio ogni volta che mi trovo da quelle parti. Si possono incontrare molti animali di campagna: mucche, uccelli, rane, scoiattoli, galline, ricci, asini e naturalmente cavalli.



Capita anche di incontrare le oche. 

Ora: io stavo correndo tranquillo, dopo un primo tratto, circa sette chilometri particolarmente ricchi di salita. Stavo affrontando un passaggio divertente, tre curve veloci a serpentina che mi avrebbero portato a scollinare una pendenza più dolce. 

Quand’ecco una coppia di oche, in fuga dal loro recinto, guadagnare il centro della strada. 

Mi osservano, mi puntano. “Questo territorio ora è nostro!”. Allargo la traiettoria per evitarle, la corsa è uno sport per persone pacifiche. 

Una, quella più grossa, il Capo, inizia a correre verso i miei polpacci, esattamente perpendicolare alla direzione che aveva preso la mia corsa.

Ero stanco per la salita, mi sono trasformato in un fulmine giamaicano.

Del resto Dada aveva previsto qualcosa di simile in una sua vignetta.



Ho evitato le oche. Ho preso una cinquantina di metri di vantaggio e mi sono voltato. Il Capo e il suo socio stavano indirizzando il becco arancione dritto al cielo azzurro, quasi per raggiungerlo. Non ero più un loro problema.

Non ho nessuna foto di quel gesto di libertà selvaggia, bellissima.

“Quelle due oche sono tremende, spaventano tutta la via”, mi dice una signora che curava il proprio orto e che aveva assistito alla scena. “Si è spaventato?”.

“Spaventato no”, rispondo. “Però non mi era mai successa una cosa così.”

“Guardi, non è più lo stesso da quando ci sono loro.”.

Ammetto che osservo la signora stupito e noto il cartello “Attenti ai cani” (plurale), nuovo di zecca.

Riprendo la mia corsa e, dopo qualche dosso, incontro un runner nella direzione opposta.

Lo saluto e gli dico:”Occhio alle oche!”, quasi come lampeggiassi in auto con gli abbaglianti per segnalare attenzione.

Lui mi ringrazia perplesso, guarda il cielo e continua il suo giro.

Alberto

(@per4piedi)

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