Il primo passo per volare.

La prima volta che ho indossato le prime scarpe da corsa ho girato per l’appartamento dove abito per mezz’ora. Fingevo di cercare qualcosa.

Ero combattuto tra uscire e provare a vedere com’è correre e togliermi le scarpe. Sono uscito, ho corso per meno di un paio di chilometri, ho lasciato l’anima dietro ad un cespuglio.

Tornato a casa ho tolto le scarpe mentre rotolavo goffo sul letto. 

E ho capito perché si sceglie un letto matrimoniale anche se si vive da soli.

Dopo qualche ora mi sono ripreso e fuori albeggiava. Mentre mi alzavo, mi sentivo bene. Non dico rinato, non voglio esagerare. Però qualcosa dentro era già diventato più leggero. Più semplice.

Ricordo che quella mattina il caffè era più buono del giorno prima.



In quel momento non sapevo che il mondo del running mi avrebbe donato tutte le cose positive che mi sta dando, certo in cambio di fatica, sudore, dolori sparsi, dedizione che nemmeno la più possessiva delle compagne pretende. Sentivo già però che le mie giornate stavano cambiando.

Quel momento l’ho ricordato una settimana fa. 

Stavo guidando verso la spiaggia di Bibione, dove era in corso la Mizuno Beach Volley Marathon, e ho parcheggiato l’auto lungo la strada, nei pressi della Salute di Livenza. Mi era venuta voglia di correre.

Così mi sono cambiato in auto e via. 

Da qualche tempo porto sempre con me uno zaino Nava,  con le scarpe, l’abbigliamento da corsa, un asciugamano. È più o meno come avere un pallone da beach volley nel baule. O le bocce se preferite.



Ho corso per mezz’ora. Senza guardare la distanza e il passo. Avanti per 15 minuti, bip bip del cronometro, marcia indietro fino all’auto. 

E proprio mentre tornavo, dal cielo vedo scendere, come comete diurne, alcuni paracadutisti colorati, veloci, silenziosi fino all’apertura della vela.



Penso che io e loro stiamo sfidando le leggi della fisica in modo diverso, rischiamo in modo diverso, viviamo tempo e velocità in modo diverso, ma la passione, la paura iniziale, la voglia che ci fa fare quello che facciamo è la stessa.

Il primo passo è il più complicato, forse proprio perché assomiglia al primo battito d’ali di un angelo custode.

Fatelo!

Alberto

(@per4piedi)

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