Lentamente.

il

Qualche tempo fa, da un’altra parte, ho raccontato l’avventura che mi ha portato a scoprire la sorgente del fiume Meschio.

La corsa non c’entra, però – se ci penso bene – quella esplorazione ha influito molto sulla decisione di correre per cercare qualcosa dentro me attraverso l’esperienza del mondo ad una velocità e da un punto di vista a cui non ero abituato.

  

E per questo ho deciso di riproporre qui il racconto di quella avventura, che è stata di una lentezza disarmante, come gli ultimi grani che in una clessidra scivolano verso il basso.

Il primo passo verso un tempo nuovo, verso qualcosa di sconosciuto, che mi stava aspettando.

  
L’avventura è iniziata più o meno così…

E poi fermo la macchina, fai due passi fuori dal sentiero e il destino mi premia con una sorpresa: le sorgenti del fiume Meschio.

Il fiume Meschio nasce alle pendici del monte Visentin in località Savassa Alta, frazione di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. Per località intendo proprio un borgo di una ventina di case. Parcheggio e passo in mezzo alle case, tra simpatici residenti che mi salutano. 

Seguo il sentiero per 300 metri e, andando sempre dritto, arriverei subito alla sorgente. 

Però c’è una possibilità in più: se si guarda bene tra i cespugli, nei pressi di un ponticciolo, si nota un sentiero che strizza l’occhio ed invita a scendere ancora. Se si decide di scendere (una scelta che va presa con attenzione, è una scelta che potrebbe modificare le giornate) ci si trova subito con i piedi nell’acqua, abbracciati dal bosco, con il mondo esterno tenuto lontano da un insieme di rocce, muschi e alberi che sembra proteggere la risorgiva. 

  

inizio a risalire la cascata e mi arrampico fino a sotto il bacino della sorgente, a 220 metri sul livello del mare. 

  

L’acqua della sorgente del Meschio mantiene in ogni stagione la temperatura di 12 gradi. La pelle diventa fredda, la luce si abbassa. 

Dentro quel bozzolo di natura mi rendo conto di non contare nulla e di muovermi in modo pesante, di pensare troppo al tempo, di voler tutto perfetto anche se io sono imperfetto. 

  
La piccola scalata si lascia superare, ma pretende che ci si sporchi con la sua terra muschiata, ci si bagni con le sue acque gelide.

Arrivato in cima ho scritto questo pensiero:

“Con il ventre premuto contro la roccia, scivolo dentro la cascata, unico confine lungo i fianchi di questo pendio.”

E quello che scopro è un luogo magnetico, mi attira e mi lascia qualcosa dentro, quando mi allontana di la.

 
Ciao,

Alberto (@per4piedi)

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