L’elemento umano.

Alcuni giorni fa stavo correndo in tarda mattinata a Conegliano. 

Era sabato ed ero ad un paio di chilometri dalla fine dell’allenamento. Conegliano a quell’ora di sabato si sta ancora stiracchiando. Io mi trovavo lungo un rettilineo affiancato da una pista ciclabile. 

Attraverso la strada all’altezza di una rotonda e aumento la velocità. Voglio coprire gli ultimi chilometri in progressione.

Mi supera una Fiat 500 bianca. Aumento il passo. Mi superano una station wagon e una Volvo V40, nera come una perla di notte.

Sento i miei passi su e giù per l’asfalto e mi piace. Mi piacciono il suono e la cadenza che producono i miei piedi. Credo mi sorpassino altre auto, ma non le vedo più tanto sono concentrato sulla mia corsa.

La strada forma una curva a destra e vedo una lunga coda di vetture, tutte allineate in ordine dietro la 500 bianca. Attraverso la strada, lascio la pista ciclabile e salgo sul marciapiede

Mi prende l’istinto di una sfida bizzarra, forse folle. C’è spazio per passare e lo prendo. 

Aumento ancora la velocità: voglio riuscire a superare tutta la fila delle auto fino alla 500, prima che questa parta.

Nemmeno per un momento mi sento in pericolo, nemmeno per un momento sento di fare una cosa stupida. 

Sorpasso un SUV, una Seat, una Cactus ed un paio di Alfa. La coda riprende a muoversi incerta.

Spingo ancora, di più. Chissà se e cosa pensano gli automobilisti. Voglio portare a termine questa folle ultima parte della mia corsa del sabato mattina. 

La Volvo ha superato la station wagon e la raggiungo: è una macchina splendida. La 500 è poco più avanti e inizia ad avanzare lenta, ma più costante. 

Sento che ce la posso fare, pochi metri e le sono davanti. Dura meno di un paio di secondi forse, ma è divertente. Era il mio obiettivo.

  

Il giorno dopo sto correndo da solo nel bosco. È la prima volta che lo faccio. Addirittura in discesa, dentro una macchia di legno e verde che cambia sfumature dopo ogni passo. Odora tutto di terra e legno. 
  
In entrambe le occasioni mi sento libero, capace di far sfogare l’istinto, collegarmi con l’ambiente circostante attraverso il movimento, che sia città o natura pura. 

È una sensazione rotonda, come il gusto di un buon tè. Provo a cercare le parole appropriate per descrivere ciò che provo, mi vengono in mente solo termini semplici, forse ingenui.

È una sensazione gentile, cortese. 

Una sfida come me stesso, che diventa un modo per capire l’ambiente attraverso il movimento e la corsa. 

Mi accorgo che correre mi sta insegnando a vivere la mia umanità, e che la fatica, le emozioni e l’adrenalina scatenate dall’istinto pretendono di essere domate dentro la disciplina della corsa.

E in questa ricerca di equilibrio e armonia, l’elemento umano, con debolezze, pregi, potenzialità e contraddizioni, è la misura di tutto.

  
Ciao,

Alberto (@per4piedi) 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Roberto ha detto:

    Tanta voglia di Volvo… Skodinzola ! Hai i giorni contati!

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