Correre: fare a pugni con la città.

Tu corri.

Lo fai per due motivi. Per rilassarti e per pensare bene bene alla notizia che hai letto, secondo la quale i mammuth esistono ancora e sono specie protetta.

  
Tu corri e trovi un’armonia tra i tuoi pensieri, porti il corpo in mezzo al freddo, alla nebbia, e senti che in te c’è ancora tanta estate.

Poi senti alcuni spari, lì in mezzo tra i cespugli tremanti. Saranno cacciatori, in campagna succede. Pensi: meno male che sei vestito verde fluorescente, almeno non ti scambiano per un fagiano o una lepre. Magari stanno cacciando i mammuth, che sembra siano ancora tra noi. 

Il freddo è così pungente e becco che ti si appannano gli occhiali. Ti fermi per pulirli e sei invaso dal fumo

Sei tu ad emetterlo. Il sudore a contatto con l’aria… No, non sei tu a fumare. È un simpatico vecchino che ha deciso di dare un giro di vita a chissà quali cataste di legno e giornali vecchi. Ha organizzato un bel falò in mezzo alla campagna e all’inverno in arrivo. 

Ti saluta e in dialetto dice:”Tanto morirai anche tu, anche se adesso corri.”

Lo dice con un sorriso bellissimo, da etichetta di bottiglia di birra. Un brindisi in compagnia. In alto i cuori.

Intanto tra le vigne va in scena l’impero del sole e tu ti senti fortunato ad essere lì in quel momento.

  

Corri. Ritorni in strada, verso il centro. Sei sulla pista ciclabile. 

Sul marciapiede una signora, con pettinatura troppo sofisticata per questa parte di mondo, e cagnolino ben serrato al guinzaglio, si volta.

Sculetta in modo troppo snob per lo stile che crede di avere, pensi plebeo.

La stai per superare e il cagnolino, ohibò, scivola di lato, lasciato libero dal giogo del guinzaglio all’improvviso diventato flessibile. Te lo trovi in mezzo alla gambe, e scopri che hai i riflessi di una pantera. Scopri anche che la signora hai i riflessi viola tra i capelli.

Ti fermi alle righe zebrate. Guardi bene a sinistra: nessuno. E a destra: una macchina in lontananza. Attraversi. La macchina sembra non fermarsi e, nel dubbio, ringrazi gli esercizi di scatto che qualche volta fai. 

E ti chiedi come mai se fossi in giacca e cravatta, forse, quella macchina si sarebbe fermata, se sei vestito da Peter Pan no. 

Sarà mica Capitan Uncino alla guida, con il coccodrillo accanto?

Le signore fuori dalla chiesa, poi, accompagnano il tuo passare con sguardi di domenicale disappunto.
Amen.

Questa non è corsa, è fare a pugni con la città. È una giungla.

“Mamma sono a casa.”

“Tutto bene?”

“Sì, sopravvissuto anche questa volta.”

Un abbraccio,

Alberto (@per4piedi)

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