#MakeItBright: giorno 8.

#MakeItBright ha lasciato Caerano San Marco una settimana fa e oggi ha vissuto l’ottavo giorno di viaggio: la vigilia dell’arrivo a Barcellona. Domani la staffetta di Diadora correrà gli ultimi chilometri e la scatola di scarpe arriverà a destinazione. Personalmente so che mi mancherà questo appuntamento, ma ho tutta l’intenzione di godermi fino in fondo l’emozione che dà raccontare questa avventura innovativa e dirompente. Densa, come la corsa di oggi: dalla riva del mare, attraverso le montagne, al di là dei confini.  
Primo staffettista di giornata è stato Jörgen, un olandese sereno come l’alba che ha accarezzato la sua corsa. Anzi, Jörgen ha anticipato l’inizio del nuovo giorno di qualche minuto quando è partito da Villelongue. 

  

Jörgen ha corso per 24 chilometri, senza abbassare il suo sorriso nemmeno per un momento. “Vorrei farlo ancora e ancora!”, ha detto il runner prima di lasciare la scatola di scarpe a Stéphanie. E l’approccio alla corsa di Stéphanie è un insegnamento importante. 

  

La 42enne francese non ha corso da sola, ma ha condiviso il viaggio con il suo cane. Come si può chiamare il cane di un runner? Forrest, come altrimenti? Stéphanie è sorda e Forrest le regala il suo fine udito per farla correre al sicuro. 

E questa simbiosi complice è emersa quando Stéphanie si stava preparando per la corsa e Forrest non l’ha persa di vista per un momento: nemmeno le coccole dello staff che segue i runner lo hanno distratto. E poi via: runner e cane, insieme per le strade della Francia. Per una frazione su per le montagne e tra le colline. Una guerriera vera! Non lo so se John Keats fosse un runner, so che ha scritto:“La vita non è un problema da risolvere, è un’avventura da vivere.”
  

 Stéphanie e Forrest hanno passato la scatola di scarpe a Benoit, che con la sua corsa ha superato il confine tra Francia e Spagna. Così, anche la sessione francese della staffetta è alle spalle. Lasciarsi alle spalle un confine permette di andare avanti. 

  

Avete mai provato a correre procedendo in avanti e guardate indietro? Provateci, se ci riuscite. Correre allena a mettere un passo dopo l’altro sempre in avanti, sempre nel presente. E in questo gioco, l’unico tempo che importa davvero è quello del cielo. 

 

Da Benoit a Bruno, un ultra francese di 27 anni, ultimo staffettista dell’ottavo giorno. A Bruno la corsa ha insegnato l’importanza di riscaldarsi bene prima di iniziare qualcosa. Dice che faccia bene al fisico e alla mente. 

  
E’ una questione di concentrazione, è quel momento in cui si sceglie di dedicare solo a se stessi. Un piccolo atto di egoismo sano: si raccoglie quello che si è, si fa respirare il respiro, ci si ferma per un istante. Inizia un dialogo con la propria consapevolezza. Poi si va, leggeri. Lucidi. Vivi. Dirompenti.

E dopo aver completato una corsa, o una battaglia, oltre i confini ricordatevi di premiarvi. Staccate i pensieri, accendete il sorriso. Rilassatevi. Ricordatevi di voi stessi e rendete le cose luminose.

Per seguire il racconto in diretta l’arrivo di #MakeItBright a Barcellona cliccate qui .
Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

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