Please, Touch!

Parliamo di scarpe. Non da corsa, ma con i tacchi. E ho visto donne che sui tacchi ci sanno correre e anche rapide.
Siamo al centro della Riviera del Brenta, terra gentile, disegnata dalle anse del fiume, tra argini pieni di verde e ville che spuntano qui e lì. Ogni villa, anche quelle che non ci sono più perché la storia o la natura hanno così deciso, raccontano un sacco di destini che si incrociano tra il sole e le notti stellate della Riviera. 

Villa Foscarini Rossi è un complesso seicentesco che sorge tra Padova e Venezia, a Strà, da dove parte la Venice Marathon. L’ho visitata in occasione della Dogi’s Half Marathon.

  
Villa Foscarini è stata restaurata a metà degli anni ’90 per iniziativa di Luigino Rossi, un artigianoindustriale che, molti anni prima, ha avuto l’intuizione di dare materia e forme alla creatività del lusso contemporaneo attraverso la precisione della tradizione dei Calegheri veneziani. 

  
E sono nate scarpe che raccontano epoche che evolvono, stili dirompenti, cambiamenti sociali, innovazioni tecniche. E Villa Foscarini Rossi ospita il Museo Rossimoda, una collezione di 1.700 modelli di calzature femminili prodotte dall’azienda veneta per le più prestigiose griffe del lusso mondiale. 

  
Dior, Anne Klein, Fendi, Calvin Klein e ancora Givenchy, Kenzo, Celine. E l’elenco potrebbe continuare, tanto è infinito l’archivio realizzato da Irene, una giovane archivista di Montagnana, formatasi all’Università di Padova. Più di 18 mesi di lavoro di raccolta e ricerca attorno ai tanti modelli conservati nella collezione Rossimoda. Un lavoro che continua collezione dopo collezione.

  
Non sono un esperto di calzature femminile, diciamo che me la cavo meglio con le scarpe da corsa. 

  
Però, mentre passeggiavo curioso tra le teche trasparenti, che raccontano la moda dagli anni ’40 ad oggi, mi sono accorto quanta magia emani quel labirinto di scarpe. Colori, tinte che cambiano e disegnano forme e prospettive, materiali che si fondono in combinazioni inedite: la pelle di serpente in un bagno d’oro, colle sintetiche sostituite da chiodi di acciaio che scompaiono tra asole di ciniglia.

  
 Zeppe e tacchi vertiginosi. La sensualità di piedi lasciati cadere sui tasti di un pianoforte, con il cinturino che, distratto, lascia libera la caviglia. Il nero e il bianco, che più si mescolano più creano nuovi colori. Il velluto con la pelle. 

  
La vernice che prende la forma del guscio di una tartaruga o il caleidoscopio dei battiti delle ali di farfalla.

C’è qualcosa di magico dentro il Museo della Calzatura e i 4 Piedi hanno incontrato un nuovo mondo.

 

Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

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