Nepal16

Mattia cammina. Passi lenti, zaino in spalla. Nelle email, sotto la sua firma, c’è scritto “adventurer, photographer and story-teller“. Nel 2015 ha esplorato in solitaria l’Islanda e l’ha raccontata attraverso le sue fotografie. È questo quello che Mattia Vettorello sta facendo in questa parte di vita. È un esploratore moderno.

  
Adesso c’è il Nepal. Una zona di mondo particolare, dentro e sopra la quale, il 25 aprile del 2015 è esploso un terremoto di magnitudo 7.8. E il Nepal è finito in ginocchio, come assorbito dentro la terra, schiacciato dal cielo. Mattia arriverà a Langtang il prossimo 25 aprile. E questo è l’unico punto certo del suo viaggio esplorativo.

  
“La mia seconda spedizione, dopo Iceland15, non mi farà rompere un record o essere il primo a portare a termine un tragitto particolare, ma sarà un’esplorazione vecchio stile.
Non ho un tracciato deciso a tavolino: c’è solo il punto d’arrivo – Langtang. Da lì dovrò trovare da me la strada, saper scegliere e valutare le situazioni che si creeranno davanti. Da Langtang andrò a Rajban, un remoto villaggio sulle colline di Shaktikhor nella regione Chitwan, Sud Nepal. Lì aiuterò in prima persona la costruzione di una scuola, che grazie a Finale For Nepal, associazione con la quale collaboro per questo progetto, la sua costruzione è già in corso. La scuola sta prendendo vita. E documenterò la quotidianità che incontrerò, al fine di condividere le  esperienze del popolo nepalese.
Credo nella autenticità della persone nepalesi e sono sicuro che loro saranno fonte di ispirazione.”

Cosa ti ha spinto a ripartire dopo l’Islanda e perché il Nepal?

Era già in programma un’altra spedizione, inizialmente volevo andare in Mongolia. Però il progetto è cambiato perché volevo poter aiutare un popolo dopo che ha assistito ad una catastrofe. Quando ero all’inizio, molte persone sono state al mio fianco. Sostenendomi. Suggerendomi. Incoraggiandomi. Senza il loro aiuto non sarei riuscito a concretizzare il progetto. Dal mio canto voglio poter ricambiare l’aiuto. Mentre realizzavo il libro Materia Instabile, racconto dell’Islanda, ho deciso di portare del concreto aiuto alla costruzione di una scuola in Nepal.

Sarai solo?

Partirò da solo, ma lì in Nepal c’è un fantastico popolo, tutto da conoscere.

Che cos’è per te la solitudine?

Un motivo per conoscere e condividere delle esperienze uniche.

E che significato dai al coraggio?

Non vorrei essere scontato. Oggi più che mai il coraggio è questione di provare, con la consapevolezza che si può sbagliare.

Come si vede il mondo al tuo passo?

Lento.

Perché hai bisogno di partire?

Sento che stando fermo in un posto mi manca qualcosa, quell’adrenalina di scoprire cose nuove. Ho iniziato a guardare quello che c’è fuori dalla porta di casa come qualcosa da conoscere. Quindi anche le zone e le persone che conoscevo già sono ritornate “nuove”.

Cose speri di trovare durante Nepal16?

Lo scopo del viaggio è quello di documentare la rinascita di un popolo. Dato che è una spedizione vecchio stile, ovvero non saprò il percorso finchè non l’avrò fatto, mi aspetto di conoscere una nuova realtà.

Cosa temi di non trovare al tuo ritorno?

Sinceramente niente.

Ciao,
Alberto

(@per4piedi)

  

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