Credo si chiami armonia.

il

Era stata una giornata media.
Né buona né brutta. Tutto si era bilanciato. Tutto quel giorno era stato nella media. Mi stavo vestendo per andare a correre, rituale che implica di restare praticamente nudo al centro della stanza, fare qualche esercizio di riscaldamento, indossare l’abbigliamento da corsa e uscire.Ero a casa, come non accadeva più da qualche settimana. Mente libera. Poi, un istante prima di far scivolare lo smart phone verso l’offline, mi arriva un messaggio. Già i messaggi rappresentano delle distrazioni rispetto al momento che si sta vivendo. Il messaggio che ha fatto suonare il telefonino era uno di quelli che i momenti li turba. Ho ruotato il collo, deglutito e ho lasciato che la porta di casa si chiudesse dietro le mie spalle. Iniziare a correre è semplice: due piedi, uno avanti a l’altro e ripetere.

Dopo quel messaggio, calato in una giornata media, pensavo che avrei corso proprio male. Senza un passo naturale. All’improvviso la mia testa era diventata pesante, il fiato si era fatto corto e le gambe mollicce. Ho iniziato ugualmente, senza obiettivi o ritmi da raggiungere o mantenere. Un “però” mi ha salvato. Ho deciso di lasciarmi scorrere. Di non pensare a nulla, nemmeno ai miei passi sul terreno. Di guardare il mio Suunto verde fluo solo dopo il bip che segna i chilometri. Senza ansia. E così ho notato una cosa curiosa. 

Ero al terzo chilometro e tutti quei tre mila metri li avevo percorsi allo stesso ritmo. Identico, metro dopo metro. Senza una sbavatura. Un granello in una clessidra. Il respiro era diventato normale. Il collo di nuovo rilassato. La mente non aveva più alcun peso. Lentamente, ero tornato in un buon momento. “Arrivo a 10 chilometri, tutti allo stesso passo”, mi sono sfidato, per gioco. Non avevo mai provato una cosa simile, non era mai capitato.

Il quarto chilometro, il sesto. L’ottavo, sempre allo stesso ritmo. Che effetto strano: ero una miscela di controllo ed istinto. Forse per la prima volta mentre correvo mi sono sentito davvero un unico essere tra l’intenzione e il movimento. Dieci, ma ho ancora voglia di correre. Ero stanco, mentalmente soprattutto. Sentivo tutto l’impegno preteso dall’esercizio di disciplina che mi ero scelto. Ed ero divertito. Mentre superavo il chilometro numero 12, allo stesso ritmo del primo, ero contento e rilassato. Che strana sensazione. Il massimo della disciplina, il massimo della creatività. Mi sono fermato alla fine del rettilineo e mi sono messo a ridere

Credo si chiami armonia.

  

Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

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