The Globetrotter.

Mi dice che la sua colazione preferita è un caffè espresso e un babà “come quando ero a Napoli“.

Lo porto nel bar con i migliori babà che si possono trovare in questa parte d’Italia. Almeno, così credo.

Ordino la colazione e resto ad ascoltare la storia di Rudy.

  
“Mi è sempre piaciuta l’idea di muovermi nello spazio. Anche quando studiavo al college, in California, ho sempre voluto scoprire il mondo. E la mia priorità era trovare un lavoro che mi facesse girare la nazione e che mi desse i soldi che mi servivano per realizzare quello che volevo. Correvo veloce in quegli anni, in tutti i sensi. Ho ottenuto tutto, solo che lo spazio corrisponde al mondo intero e, più viaggi, più scopri cose da fare e vorresti sempre più soldi.” 

Rudy ride e mastica il babà. Ha le dita paffute e ammetto che devo sforzarmi per pensare che quelle mani abbiano disegnato e disegnino le magliette di una delle multinazionali più grandi nel mondo dello sport. Glielo dico. Rudy ride curioso:”Io vesto gli atleti, professionisti e no. Mica corro ancora. Però tu hai ragione, ma io non mi occupo proprio del design, delle ricerche sul materiale piuttosto. E io credo che siamo l’azienda più nota, non trovi?”

Rudy è sudafricano “e ci tengo molto alle mie radici. Sarà che mio papà era greco e con l’origine delle cose e delle persone mi ha segnato l’adolescenza. Anche quando faccio le mie ricerche del materiale migliore per quelle magliette da corsa, devo capire tutto: come viene prodotto, quanto costa, come sta addosso alle persone mentre si muovono, come viene nelle foto che pubblichi sui social. Questo l’ho imparato a Taiwan, ho vissuto tre anni lì.”

Da quello che so di lui non credo ci sia un angolo di pianeta dove non sia stato. “Al Polo non sono mai stato. Forse quando sarò in pensione. Forse, però. Mi piacerebbe ritornare ad Hong Kong, mamma mia che posto, anche se è molto espansivo… cioè, no, voglio dire è molto costoso. Meglio Los Angeles e la California per vivere, dovresti andarci. Ti commuovi davanti all’Oceano, laggiù ti piacerebbe.” Rudy ha vissuto anche ad Istanbul “e in Romania, Vietnam, Parigi, Pakistan, Pechino.” Sempre alla ricerca del cotone migliore, della fibra naturale da mescolare con i tessuti più tecnici. “A volte indovinare il mix tra tessuto e colore è un gran casino. Non hai idea di quante prove facciamo. Pensa che adesso, qui in Italia a Treviso, stiamo lavorando per il 2020, a me sorprende ancora questo guardare avanti, oltre, sempre. Dopo un po’ dà dipendenza, bisogna saper stare con i piedi giù, con le persone che danno equilibrio, anche se sono dall’altra parte del mondo rispetto a dove tu stai bevendo il caffè ora. È una bella sfida. E poi bisogna stare attenti a ciò che mangi: e io non sto mai attento, guardami: troppi aerei, troppe cene da solo attaccato al pc, troppe telefonate con gli amici interrotte per rispondere al lavoro. Equilibrio, punta a trovare questo. E non perdere le radici tra le luci del mondo il resto verrà da sé. E ricorda: stiamo lavorando per il 2020.

Ciao,

Alberto

(@per4piedi) 

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