100 metri ancora.

Queste parole sono state ispirate da un ragazzo di 12 anni di nome Giacomo, che gioca a basket, balla la break dance, cucina, viaggia. Cresce. Vive.

Parlavamo delle differenze tra velocità e resistenza nella corsa. A 12 anni si può essere interessati ad argomenti così, scopro.

Mi racconta che, per giocare bene a pallacanestro, spesso prova a correre degli scatti da una sessantina di metri. E ritiene che sia quello il suo limite.

Lo capisco molto bene. Però no, Giacomo. Il limite deve essere la fantasia.

Così gli dico:”Hai mai corso 100 metri tutti di seguito? Pensa a Bolt. Corre solo 40 metri più di te. Provaci. Ma fallo con tutto quello che hai dentro. Come se poi non ci fosse più altro da fare. Se dai tutto, sei tu a decidere qual è il tuo limite, non è la distanza che c’è tra le cose.

Eh Alberto, che pesante!

Vero, lo ammetto. Però è divertente fare il vecchio barbagianni saggio qualche volta.


Qualche giorno dopo la chiacchierata con Giacomo mi trovo a correre in un parco umido come la foresta del Borneo. Quasi un percorso ad ostacoli tra pozzanghere, erba, foglie gialle cadute, buio, ghiaino bianco. 

Indosso un paio di scarpe completamente nuove ed innovative. Sono le Lone Peak Neoshell di Altra Running, che mi piacciono sempre di più, perché mi permettono di andare dritto in mezzo agli ostacoli naturali, che diventano compagni di gioco, e grazie, alla forma particolare della loro suola, mi permettono di utilizzare quei muscoli che uso poco.


E provo ad andare veloce. Tanto. Toccare il mio limite in condizioni non favorevoli.

Una sfida al centro dell’autunno. 

Cerco di correre come mai prima, ma senza forzare. Sarebbe da stupidi. È dura, ma vado. Ogni passo è una nuova sensazione positiva, ma arriva anche la stanchezza. Gli occhiali si appannano, il vento mi respinge. Arriva il bip del decimo chilometro, come un respiro profondo di sollievo. Perché quando non molli, quello che vuoi arriva.

Mi fermo, con le mani  sulle ginocchia, proprio davanti ad un rettilineo di asfalto umido.

Saranno cento metri, illuminati come la pista di un aeroporto. Ho il fiatone, ma mi viene in mente Giacomo.

… glielo devo! Romantico idealista di un runner che sono. 

E via. 100 metri ancora, con tutto che mi suggerisce di fermati, ma io volo. 

Metto il massimo in ogni passo, sbatto l’avampiede quasi a graffiare via l’asfalto, che sembra seta, mantengo le braccia in assetto disciplinato. 

Cento. E con tutto quello che ho dentro. 

Inizia a piovere, ma che importa in fondo? 

Il limite è la fantasia.

Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

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