Diadora Blushield: back to the future!

Un’idea e quattro anni per realizzarla. Il periodo tra due Olimpiadi. E forse diversamente non può essere se l’idea viene a Gelindo Bordin e viene sviluppata in modo trasversale da tutto il team di Diadora. E si tratta di quelle idee talmente semplici nella teoria e innovative nella resa, che l’oro olimpico della Maratona di Seul 1988 definisce “Rivoluzionaria”.
Quattro anni di bozzetti, disegni, stampi, collaudi, prove, calibrazione. Per avere ai piedi un paio di scarpe che partono… dai piedi. E li vogliono proteggere e far divertire. Questa è la sensazione che provo dopo aver corso per una cinquantina di chilometri (non tutti in una volta!) con le Blushield di Diadora.


Ho voluto giocare: ritmi diversi, variazioni di direzione e velocità, scatti veloci in avanti, dopo aver corso arretrando. Ripetute e squat con salti. E quindici chilometri consecutivi tra asfalto, cemento, foglie umide, ghiaino e terra battuta. Tapis roulant e Skillmill. E vento, ma questa è un’altra storia.

Mentre corro mi sento più in equilibrio del solito. Solo suggestione o è una sensazione reale?

“Fino ad ora tutti abbiamo lavorato sul sistema di ammortizzazione o sui supporti per la pronazione. Con Blushield abbiamo voluto concentrarci sul ritorno alla simmetria. Sulla causa e non più sugli effetti”, risponde Bordin, sintetizzando questi quattro anni di progetto, mentre guarda quasi con affetto le nuove scarpe del brand italiano.

Un progetto che parte da lontano, ed è ambizioso. Avete mantenuto le promesse iniziali?

“La volontà è stata fin da subito realizzare una tecnologia che partisse da un’evidenza semplice, di cui tutti abbiamo esperienza ogni giorno. L’essere umano è asimmetrico e quando corre lo fa in un modo con un piede e in modo diverso con l’altro. L’85% delle persone prona, e non c’era una soluzione che permettesse di correggere la differenza naturale che c’è tra l’appoggio del piede sinistro con quello destro. Abbiamo messo l’asticella molto alta: riequilibrare la corsa delle persone. Senza usare presidi che possano creare problemi, ma con una tecnologia che si adatta alla forma di tutti i piedi, questa è stata la grande sfida. E credo che con Blushield ce l’abbiamo fatta.”


Apriamo le Blushield, cosa ci troviamo dentro?

“Il disegno interno, che abbiamo applicato all’intersuola, si basa sulla forma delle solette ortopediche. La suola Morpho è scolpita sulla forma dei piedi a riposo, quando cioè sono molto simili tra loro. I piedi cambiano forma nel momento in cui caricano il peso per le modifiche in dinamica dell’arco plantare.”

E l’ammortizzazione?

“Ottenuta la suola Morpho, l’esigenza è stata individuare un filtro che ammortizzasse efficacemente, senza perdere le caratteristiche della suola. Ecco il nucleo in SBS, Stirene Butadine Stirene.”

Uno scioglilingua di colore blu.

“E’ una gomma che non perde mai memoria, ma è attenta ai cambiamenti. Per modellarla, in modo da assorbire gli impatti e avere reattività, abbiamo prodotto una membrana con una successione di coni, di colore blu, che segue tutta la lunghezza del piede, senza variare la densità. La soletta Morpho e la membrana blu sono unite, così l’ammortizzazione è lungo tutta la forma del piede. Senza punti vuoti. Quindi i metarsi davanti non calano e il tallone è sostenuto in modo naturale. E la forma anatomica dei piedi in statica è conservata durante la fase dinamica.”

Sempre semplice.

“E’ una rivoluzione perché siamo riusciti ad applicarla.”

A chi è adatta Blushield?

“La posizioniamo nella categoria del cushioning dinamico. Per i corpi che pesano fino a 85 kg è perfetta. Questa tecnologia si adatta a qualsiasi forma del piede, e accetta il cambiamento di pressione, dove vai a premere lei reagisce, istantaneamente. Si adatta, ma rimane viva.”


C’è molto da dire anche sulla tomaia. Però per raccontarla preferisco uscire dal discorso tecnico. 

La tomaia avvolge il piede, dando una forma molto aerodinamica, ed è realizzata in Ologram. E’ il materiale utilizzato da Diadora già nella linea Make It Bright. Lo scopo è sempre garantire al runner di essere visibile al buio. Però qui c’è un passo in più. Quando è illuminata dai fari delle auto o dalla luce di un flash, Ologram diventa psichedelica e spunta un nuovo modo di correre. 

Quasi sensoriale.

Equilibrio naturale in movimento, colore dentro al buio.


Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

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