Ötzi calling: what a Show!

Dunque, partiamo da alcuni dati di fatto. Sono goffo, lento, non ho muscoli e durante le ore di educazione fisica cadevo spesso dall’asse di equilibrio e non ho mai mandato il pallone dall’altra parte della rete del campo di pallavolo. Quando ho detto:“Voglio arrivare in fondo alla Maratona”, credo che in pochi mi abbiano preso sul serio. 

E lo racconto in un blog”. Sì vabbè, ecco scrivi e fai il bravo. E poi. E’ successo.Perché? 

Dicono che il segreto sia iniziare, poi mettere il secondo passo davanti al primo. E poi il terzo e il quarto. Non è affatto una cattiva idea, poi, trovare un altro compagno di viaggio, così i piedi diventano 4. E magari anche altri compagni di viaggio. Ma non è nemmeno sbagliato affrontare dei lunghi tratti del percorso da soli. Il mio nuovo obiettivo sportivo (che poi non è mai solo sportivo) è andare a trovare Ötzi. Lassù, sul Similaun, in Val Senales, in Alto Adige. Quel luogo mi ha stregato dal basso in un giorno d’agosto. La storia di Otzi mi affascina. E perché ci saranno altri due piedi con cui condividere la salita e la discesa. Tradotto: se capita qualcosa, in qualche modo a casa torno. 

Il caso vuole che, un giorno di fine dicembre, Marta mi passi una cartolina e io ci scriva sopra:“Il mio obiettivo per il 2017 è andare a trovare Ötzi, l’uomo di ghiaccio.” Marta è una delle ragazze dello staff dello Show Club di Treviso, in Ghirada, vicino ai campi da rugby. Ci sono anche due sedi a Padova.

Frequento quella palestra da più di un anno. Quasi ogni sabato mattina, poco dopo l’alba. Dormire mai? Ma avete mai visto come il primo sole del giorno, che si riflette sull’erba dei campi da rugby, racconta il trasformarsi delle stagioni? 


Ecco. Allo Show incontro Pasquale, il mio coach, che in un anno e mezzo mi ha portato tante volte da zero a cento. Nessuna formula magica. Solo un passo alla volta. Costante. In ogni direzione. Fiato, Flessibilità, Forza. A cui aggiungo Serenità, che non inizia con la F, ma si capisce il senso. La cartolina serviva per partecipare ad un concorso della palestra e provare a vincere un allenamento con Vito Stolfi, il fondatore dello Show, non inteso come mura, ma come metodo. E Ötzi, mi dicono, ha fatto colpo.


Vito. Ha lasciato casa sua per provare a realizzare un progetto. Mi ricorda qualcuno. Anzi molti. Ci ha creduto. Ha studiato. Ha sperimentato e rischiato. Ha realizzato tanto, ha creato. E’ rimasto Vito. E dunque, quando mi ha stretto la mano, mi ha trasmesso semplicità, sicurezza, umiltà. 

Possiamo fare qualcosa di diverso dal solito, oggi?”. Ecco, Gentilezza, che non inizia con F, ma si capisce il senso. 

E si comincia. 

Otto minuti di tapis roulant, durante i quali passo dal camminare a correre a 3′ e 40”. Evoluzione, concentrazione, adrenalina. La sintesi della corsa per me. 

Poi nove esercizi, divisi in gruppi di tre. Difficoltà progressiva per forza, equilibrio, esplosività, controllo, respiro. Idealmente una piramide. Vito ha idee chiare, veloci. Mi spiega i movimenti i modo molto tecnico e molto semplice. E per aiutarmi aggiunge alcune immagini azzeccate, così la mia mente capisce prima cosa far fare al corpo. Lo squat con la fit ball sospesa dalle braccia sopra la testa è tanto semplice in teoria quanto totale nella realizzazione. Lo squat con il bilanciere vincolato agli elastici delle macchine è rock (è davvero rock!). Gli esercizi di equilibrio hanno svegliato i muscoli dei mignoli dei piedi. 

Ma sono le flessioni con le mani sul bosu che mi hanno dato una scossa. L’amico bosu è una semi sfera, con la parte rotonda verso il pavimento dello Show. Quindi le flessioni con il bosu sono impegnative. 

E Vito mi accompagna perché vuole che riesca a toccare con il petto il bosu. Supero un altro limite. Quello della paura di lasciarmi andare. 

Ecco, alla fine di questo esercizio, Vito mi dice una cosa che tengo per me, ma che so che mi aiuterà. Probabilmente anche a raggiungere la lapide che segna il punto dove Ötzi è uscito dal ghiaccio per raccontare la sua storia.

E mi aiuterà anche a raggiungere un altro obiettivo: ritornare sul campo di pallavolo e mandare il pallone dall’altra parte della rete. Ma questa è un’altra storia. Un altro Show.

Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...