Xtreme Winter Trail: quando ho corso con la luna 🌙 

Il salto di Jason – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata

Dal punto di vista delle cronache sportive, ho concluso il mio primo trail nella posizione del primo dei non ritirati, con menzione speciale nella classifica dei non rimasti sul divano.
Luogo per altro sacro, per me, il divano.

Però, dal divano, non si vede nascere la luna come la si vede dal pendio della pista da sci che sale fino ai 1.625 metri della baita Arneri, in Piancavallo. Tra la neve. Era anche la prima volta in tutta la mia vita che andavo su una pista da sci. E’ stata anche la prima volta che sono finito dentro una pozzanghera ghiacciata ed è stata anche la prima volta che, per alcuni chilometri, nell’unico tratto di asfalto, ho fatto la lepre ad alcuni amici, tra i quali uno che per lavoro fa il giardiniere e che, dall’8 gennaio al 10 marzo 2017, ha scritto il nuovo Guinness dei Primati di Maratone consecutive su tapis roulant. E’ grazie a Daniele Cesconetto se in un pomeriggio di un inverno già primavera mi sono trovato all’Xtreme Winter Trail: 15 chilometri, o poco meno, tra fango, neve, battuta e morbida, boschi di faggio, sole che gioca con l’ombra della montagna, adrenalina della tre giorni dedicata agli sport invernali più curiosi e, appunto, estremi. In altitudine, fa 600 metri di dislivello, o poco più. 


La cosa subito divertente di questo trail è che lo speaker, il mitico Gilberto Zorat, ti chiama per nome mentre lasci la civiltà e ti sistemi sulla linea di partenza. “E’ la prima volta che corri un trail?”, mi ha chiesto Alessandro. “Sì”. “Divertiti” Sì, mi diverto, ma non è il mio ambiente, io adoro l’asfalto e i sanpietrini. Però, mi piace un sacco stare qui in mezzo a voi che sembrate tutti essere tornati a casa tra le montagne e scalpitate per andare a sfidare le marmotte guerriere. Colpo di pistola e cielo azzurro, che sembra provenire da un quadro di Tiziano o di Bellini. Quando arrivi dalle mie parti e guardi le montagne le vedi azzurre. E’ per via del cielo che sbatte sulla roccia e ci lascia un po’ di colore. Sarò visionario, ma venite a vedere.

Piancavallo – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata

La strada provinciale che porta dal Piancavallo al lago di Barcis dà il benvenuto all’Xtreme Winter Trail: d’inverno è chiusa, così i faggi si godono la stagione e noi con loro. “Fosse tutta così, metterei firma”, commenta Deborah, Maratoneta esperta e sensibile. Anche io, cara Deborah, ma so che tra poco si balla. La strada inizia a salire e scopro che correre sulla neve è tosto davvero. E’ anche molto bello, però. Ogni passo è una sfida. Forza, reattività, equilibrio. Devo restare concentrato, devo godermi il paesaggio. Il tè del primo ristoro è bollente come un giorno d’estate. “Ma c’è già il ristoro?”. “Ben, sono già 5 chilometri”, risponde Daniele. Già 5? Scopro che correre tra i boschi, senza punti di riferimento se non le montagne, mi ha fatto perdere il senso delle distanze. “Alle foto ci penso io”, dice Alessandro. “Tu goditi la corsa.”


Le foto sono un’ottima scusa per fermarsi quando il fiato dice Basta.

Ma scusa poi per chi? In questo Oceano di neve e onde di roccia e natura in rinascita si sta tanto bene.

Inizio a sentirmi a casa anch’io.

Di corsa sulla neve – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata

Il tracciato prevede un anello di un chilometro ancora più fuori strada. E il destino prevede di passare sotto al volo di alcune mongolfiere, mentre le caviglie affondano e i miei compagni sono già lontani. Riesco a correre bene, trovo il mio ritmo. Lento per gli esperti, perfetto per me ora. Incontro Tatiana dei Montello Runners che ho conosciuto qualche settimana prima sui tapis utilizzati da Daniele. “Dai non mollare, corriamo insieme.” 


Mettiamola così, io ti sto dietro fino a che ne ho, poi cammino. Aver incontrato Tatiana mi fa dire che all’arrivo ci sarei arrivato. Ci avviciniamo al traguardo volante dei 9 chilometri, dietro al Palaghiaccio del Piancavallo. Alla curva mi aspettano Valeria e Gigia. C’è una magnifica pozzanghera di fango e fingo di saltarci dentro. Poi, dopo la linea del traguardo volante c’è una chiazza più chiara del terreno, credo sia solida, dopo esserci finito dentro scopro che è acqua ghiacciata. Bene, il battesimo dei trail è arrivato, la marmotta ha colpito. Ed è estremo. Alessandro lo aveva detto:“Qui se ti bagni, ti bagni”. Fatto e via così.

Ho ai piedi le Altra Loan Peak, che non fanno una piega. I piedi sono bagnati e mentre corro (perché ancora sto correndo) contraggo le dita per scaldarle.

Tramonto viola – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata

Poi, ok, arriva la salita, tosta. Bella. Bianca puntinata di alberi. Ma non si vede la fine. Tatiana è forte davvero, nonostante l’influenza, e scatta via. Quello non scatta più è il mio telefono e penso sia davvero un peccato non fermare gli istanti che vivrò in qualche fotografia. Tatiana capisce e senza pensarci mi lancia il suo cellulare. “Me lo dai all’arrivo, scatta più che puoi.” La pista sale ancora. Guardo i dati del mio orologio Suunto e, valutati la parallasse terrestre, il posizionamento di sirio e orione, il vento tra gli alberi e il fischio delle marmotte (perché lo so che sono in agguato) calcolo a mente che in due chilometri sto salendo da 1.200 a 1.600 metri. Pitagora direbbe: “Tanta roba, signor Per 4 Piedi”

Ilil cucuzzolo – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata

E io cammino, non mollo. Anche perché non sono né stanco né stufo. E voglio vedere fin dove riesco ad arrivare da solo. “Socio”, sento urlare Daniele dall’altra parte della pista, quella in discesa. “Come stai?” “E’ una figata!”, rispondo.

Un commissario del percorso è così carino da dirmi:“Eh, se questo è il tuo passo tornerai qui tra un’ora. Al massimo su in baita prendi la seggiovia per scendere.”

Ma fottiti!


Dopo un’insenatura tra le rocce ai bordi del bosco mi accorgo di non sentire più il reggae che suona giù a valle, dove un tale di nome Jason sfida la gravità compiendo i giri della morte su motoslitta.

Sono completamente solo.

Il La luna di Per 4 Piedi – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata

L’istinto mi dice di voltarmi e Qualcuno che mi vuole bene mi regala l’istante esatto in cui la luna piena appare in cielo. E io non ho più freddo, più timore, non servono nemmeno più il coraggio o la concentrazione. Non serve più nulla, io sono arrivato a casa.

Un po’ ad ogni passo e arrivi dove mai potevi sognare.

La pace – photo credit Per 4 Piedi riproduzione riservata

In cima al picco c’è il gonfiabile con scritto Piancavallo. Dai che la pista inizia a scendere. C’è il ristoro. Chiacchiero con un volontario, ci beviamo un tè mischiato con qualche goccia di grappa.

Del resto questo è un trail estremo, no?

E inizio a scendere. E qui le Altra arpionano la neve che è un piacere. Incontro Lorenzo, un maestro di snowboard che sta scendendo a valle e decidiamo di scendere insieme. 

Valle.

Credo che l’ultimo chilometro del mio primo trail lo ricorderò per sempre.


Riprendo a correre e forte. Riparte anche il reggae. I miei amici mi aspettano all’arrivo, dò il cinque a tutti quelli che incontro e Gilberto mi dedica l’ultima ugola che ha in corpo, perché non si molla mai, fino alla fine. Perché le marmotte sono animali simpatici e con loro mi va sempre bene e perché essere a tu per tu con la luna mentre sta nascendo nel cielo è un confine estremo a cui non ero mai arrivato prima.

Non è questione del tempo che impieghi, è questione di come impieghi il tempo.

Grazie a tutti

Alberto

(@Per4Piedi)

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