Cosa la corsa mi ha regalato.

Ho corso, ho scelto.

Ieri ero bloccato in coda all’altezza di Bologna. Apro il finestrino per sentirmi meno oppresso e le note di Vivaldi escono in autostrada. Che poi, a Vivaldi, Le Quattro Stagioni sono venute bene tutte, non solo i primi trenta secondi. Esco dall’auto, tanto è tutto bloccato e mi levo la camicia. Inganno il tempo sul telefono e mi accorgo che domani a Mareno di Piave c’è una garetta. 13 chilometri più o meno. 

È stata la mia prima gara. Tre anni fa. È finita con la scoperta del cuboide della caviglia sinistra, un ossicino tanto piccolo da essere fondamentale per il movimento. 28 giorni fermo, durante i quali qualcuno mi ha rimesso in piedi. Correvo da poco più di un mese. Lo scenario più semplice era finirla lì. 

Invece, durante quei 28 giorni, è tutto cambiato. Ho pensato, ho scavato, ho capito cosa volevo e ho cercato di costruire una via. È cambiato il modo in cui vedo lo sport, come lo racconto. Ed è nato Per 4 Piedi, cioè questo mondo qui. 

Dovevo correrla, di nuovo, quella garetta. Tre anni dopo, con le scarpe giuste. All’epoca non sapevo nulla di queste cose e avevo un paio di A2, cioè un livello di ammortizzazione non adeguato per gli 82 chilogrammi che avevo addosso.

In quei 28 giorni è cambiato tutto e sono ripartito. Ci ho ripensato mentre guidavo per l’Italia, con Vivaldi che mixava violino e oboe. E le albicocche disidratate che cambiavano gusto alla guida.

In questi 3 anni ho vissuto esperienze enormi. Anche quelle più semplici, sono state grandiose. Ho incontrato storie belle grazie alla corsa, quelle che ti lasciano qualcosa dentro e addosso, man mano che il fisico cambiava, la mente si modificava e io crescevo. E scrivevo. Ad alcune storie ho corso accanto.

Ho corso dentro la fatica, il sudore che ti brucia gli occhi e il sole che, quando ti fermi, ti fa venire i brividi. In questi tre anni ho ricevuto un sacco di consigli, fino a trovarmi io ad elaborare le formule magiche che valgono per me. A partire dalla prima: se non ti prepari con costanza, anche le condizioni ideali ti voltano le spalle. 

Se non ti metti in viaggio per ciò in cui credi, i sogni non ti vengono a prendere in auto. 

Ho conosciuto e cenato insieme a chi ha vinto l’oro alle olimpiadi e ho imparato molto. Ho conosciuto e cenato con chi aveva appena iniziato a correre e ho imparato ancora di più. Ho guardato i video di Mo Farah fino ad anticiparne i movimenti e guardato, dal vivo, uno che ha corso 62 volte la Maratona in 62 giorni consecutivi sul tapis roulant ed è diventato il nuovo Filippide. Hanno una cosa in comune: sorridono spesso.

Sono caduto a duecentro metri dal traguardo della mezza di Verona e ho capito che Maratona va scritta sempre con la M maiuscola. Ho visitato correndo molte città famose: Copenaghen, Budapest, Lisbona, Venezia, Milano. Però è negli angoli più nascosti del mondo che ho trovato i sorrisi migliori.

Ho cambiato le cose che mangio, le ore di sonno, l’acqua che bevo. Ho ridotto moltissimo la carne, anche se la carne ai ferri mi piace ancora tanto. Mangio più pesce, verdura e frutta. Ho cambiato il mio modo di cucinare, il metodo e gli ingredienti. Vivo in modo diverso la solitudine e anche la compagnia.

Respiro sempre molto.

Ho conosciuto chi forse non avrei mai conosciuto, e anche chi, sono certo, prima o dopo avrei incontrato lo stesso. 

Ho visto bambini nascere e li ho immaginati correre. Un paio, lo sento già, lì aspetterò un giorno al traguardo della Maratona, sostenendo i loro genitori commossi. Ho fatto sorridere un sacco di persone, con le mie parole. E alcune le ho fatte commuovere.

Mi dicono, che con le parole faccio vendere anche un sacco di scarpe, e questo mi fa sempre strano. 

Il numero di scarpe da corsa che ho, fa dire a mia mamma, quando la vado a trovare, che da quando ci sono loro non sa dove mettere me

Ho conosciuto chi misura il tempo come un chimico delle nuvole e chi mi ha insegnato che l’unico tempo che conta è il sole in cielo non i numeri dentro l’orologio. E adesso non mi importa nemmeno più di sole, pioggia, nebbia, caldo, gelo. Ho corso nella neve e nella sabbia e non so dire dove mi sia divertito di più. 

Ho capito che c’è ancora molto che voglio capire, vedere, raggiungere, raccontare.

Ho conosciuto alcune donne di frontiera e alcune decisamente guerriere.

Ho imparato come funziona un cuore, i polmoni, il metabolismo, come imparano i muscoli. Ho imparato un sacco di esercizi a corpo libero che sembrano forme di meditazione. Ho capito che il corpo è uno scrigno di qualcosa di potente, che non va sparso tanto per fare. 

In questi tre anni, la corsa mi ha fatto amare, anche quando non ero pronto. Mi ha fatto capire cosa sia l’amicizia, l’indipendenza, la fatica, il limite, la forza. Quanto i pensieri disegnino il mondo che attraiamo. Quanto ingannare il cervello con il sorriso permetta di giocare con la fatica. Quanto sia una figata correre giù da una discesa, urlando senza un perché, senza limite, senza chiedersi nulla.

La leggerezza è un valore.


E mentre pensavo a tutto questo, oggi mi sono trovato sulla stessa linea di partenza di tre anni fa. 

Ho pensato a chi legge le mie storie e magari non ci conosceremo mai. 

Ho pensato ai tuoi occhi, alla bellezza quando ridono senza bisogno di parole. 

Ho trattenuto la commozione e ho messo il cuore dentro alle scarpe e sono volato via.

Grazie,

Alberto

(@per4piedi)

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Claudio ha detto:

    mi sono piaciute le tue parole anche se ora sono un corridore che non corre. Io ho corso solo una maratona e poi mi sono fermato ma so che ne faro un altra prima o poi. L ho corsa quando ho perso mio figlio e in tutta la fatica per prepararla ho ritrovato un modo per continuare a stare con lui. Correre è la piu bella forma di meditazione. “Il corpo è il limite della nostra mente” .

    1. albertorosa22 ha detto:

      Buongiorno Claudio, grazie per questo messaggio. Mi ha colpito molto. Spero che tu riprenda presto a correre, e non per la corsa in sé, ma per quello che, mi sembra aver compreso, ti dà e ti ha dato.
      Un abbraccio
      Alberto #4piedi

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