Corro con le cornacchie (ovvero inganna il cervello prima che si fonda).

Qui fuori fa molto caldo oggi. E sono appena le nove del mattino. 

Eppure corro.

Il sabato mattina ho l’abitudine di andare allo Show Club di Treviso: faccio un’ora di esercizi a corpo libero e poi corro attorno ai campi da rugby della Ghirada, dove si allena la Benetton Rugby.

Correre attorno ai campi da rugby mi distende i nervi. Non mi sono mai chiesto perché quel luogo abbia un effetto così piacevole. Oggi però il caldo è molto: credo che ci siano già più di 30 gradi, molti di più.

Testa coperta da una bandana gialla, bottiglietta d’acqua in mano. Voglio provare a correre 7 chilometri, senza fermarmi mai. E ogni chilometri andare più rapido del chilometro prima. 

Lo scopo è provare la concentrazione dentro al caldo, cioè in una situazione per me non confortevole. Conosco alcuni che a correre con il caldo si divertono.

Fino al quinto chilometro tutto bene. E sono proprio contento. Bevo regolarmente, sto rispettando il percorso che mi sono dato. E soprattutto mi sto divertendo.


Dopo un altro giro dei campi, vedo due cornacchie che saltano sul prato. Sembra cerchino qualcosa, sembra si parlino.

Le sento quasi parlare. 

Oddio, il caldo. Eccolo qui: il cervello sta diventando un uovo sodo

Le cornacchie mi evocano immagini di deserto e canyon, con palle di fieno zombie che gareggiano tra loro e scorpioni che cercano ombra nei teschi di qualche animale morto di sete.

Mi trovo nel deserto dei Tabernas, a nord di Malaga, dove Sergio Leone girava i suoi film western

Mi diverte lasciare che la mente, invece di fondersi, si inganni da sola per non sentire caldo e fatica. In pratica, questi ultimi due chilometri stanno diventando una corsa sulla frontiera di qualche mondo di avventura. 

In lontananza vedo quattro uomini sopra una collinetta.

Credo siano pellerossa, magari c’è uno sciamano che parla con i coyote della prateria (astenersi da ogni facile battuta, grazie). 

Invece i quattro stanno pianificando verso quale direzione sia preferibile indirizzare le loro palline da golf e quale ferro usare per arrivare facile sul green.

Ogni volta che corro vicino alle buche del campo da golf mi dico: speriamo che nessuno qui voglia provare il tiro a segno. 

Settimo chilometro.

Meno male, perché la bottiglietta è vuota e i miei occhiali sono pieni di sudore.

Adesso il piacere assumerà forme e temperatura della doccia lunga negli spogliatoi della palestra. 

Mentre ripercorro il vialetto, vedo le due cornacchie sollevarsi dall’erba del campo da rugby.

Una di loro, credo la più anziana, si volta verso di me e gracchia:”Alla prossima Alberto, grazie per la corsa!” E spariscono.

Va bene, la prossima volta corro all’alba o verso il tramonto.

Pace,

Alberto

(@per4piedi)

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