Dove sarai tra tre mesi?

Vedo un aereo che si alza in cielo appena dopo il decollo. Gli aerei partono lenti, costanti, salgono quasi immobili. Poi spariscono, con tutto il loro carico di emozioni che ti dà volare. Il cielo oggi è azzurro, come il cielo dell’Africa. Penso che ogni anno prendo parecchi aerei. Quest’anno nemmeno uno, ancora.


Penso anche che, tra tre mesi, il 2017 si vestirà da novembre e io dovrei essere a New York, per raccontare e correre la Maratona.

Sarà anche il capitolo finale di #RuntoNYC, il progetto che Diadora sta conducendo da marzo scorso: una squadra di 20 ragazze che correrà, ognuna con il suo passo ognuna con il suo stile, la Maratona più famosa al mondo, dopo mesi di allenamento, sogni, cambiamenti di vita. Dopo mesi di tanta corsa, sotto varia forma, accumulata per godersi un sogno, fino all’ultimo passo.

#RuntoNYC non è un concorso che ti fa vincere un pettorale e buona fortuna. Quello che queste ragazze hanno vinto è un biglietto per un viaggio dall’altra parte del mondo che parte da loro stesse. E da tutti i giorni di quest’anno che loro, e chi è con loro, sta dedicando a questa avventura. È distinguerti che ti rende innovativo, in fondo.

In questi mesi ho raccontato le storie di queste venti ragazze, una per una. E molto ho parlato e scritto di loro, anche lontano dai riflettori: chissà se anche queste parole troveranno aria e luce.

E ho corso anche tanto, sotto varie forme di corsa. Costruendo la strada a volte con il mio solo respiro, a volte con un respiro condiviso.

La Maratona è una battaglia

Del resto, è diventata leggendaria per una battaglia. La Maratona è vivere più vite alla volta, un cambiamento impercettibile, ma costante, un peso che si contrappone e si appoggia ad un peso.

E il percorso che si fa per portare a termine tutta quella distanza, tutte le volte, rende il Maratoneta una farfalla. In continua trasformazione, per adattarsi alle situazioni, alle condizioni climatiche, al terreno, all’aria, all’alimentazione. Al corpo e alle sensazioni che cambiano, da dentro.

A tre mesi dalla prova, credo che ogni giornata debba avere dentro un po’ di quel giorno. Bisogna focalizzarsi, sempre più, senza farsi ossessionare. Se è un bel sogno, tale deve rimanere.

Sono curioso di vedere come vivrò questo ultimo periodo lungo di #RuntoNYC.

Da quando le ho conosciute la prima volta, credo che le ragazze “newyorkesi” abbiano scoperto cose di loro che forse nemmeno immaginavano.

E questa è una cosa identica a quello che vive chiunque decida di vivere il viaggio che lo porta a correre la Maratona. Nè più nè meno.

Il progetto, in fondo, è stata solo l’occasione.  È il resto che conta.

Alzarsi prima del giorno per correre. Sfuggire al caldo o al vento freddo. Trovare quel tuo ritmo, il solo che può farti risparmiare energia. Andare lentamente per costruire dentro un bozzolo di energia da far esplodere quando più serve. L’adrenalina che cresce, si impone, sboccia. Credo che abbiano messo gocce di corsa in ogni loro giorno. In ogni loro sogno. 

La corsa ha una forza dirompente. La corsa verso la Maratona ha la forza dell’Oceano. Travolge, e insieme nutre e rafforza, tutto ciò che incontra.

Non è semplice scegliere di correre la Maratona, anche se l’hai già corsa, e continuare a vivere la tua vita normale. Con tutti i contrattempi, le sfide, le ansie, le gioie, le emozioni che una vita normale porta con sé.

E poi, osservare, seguire, ascoltare, respirare davvero un essere umano che si sta preparando per la Maratona è una delle più belle forme di complicità che io conosca.

E una delle più potenti: perché è donare il proprio presente per un sogno di un’altra persona e quello è un tempo che non tornerà mai più. 

E tu, dove sarai tra tre mesi?

Alberto

(@per4piedi)

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Orangefresh ha detto:

    Che bello l’articolo
    Grazie

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