La mia storia si chiama Silvia.

Conosco Silvia da qualche anno. Ha vissuto tutta la trafila professionale per diventare avvocato. Prima, aveva fatto tutti i passaggi per diventare una campionessa di sci. 

Come dire: quando Silvia inizia una cosa che la appassiona arriva fino in fondo

Qualche tempo fa, mi ha raccontato di una nuova passione che si faceva strada, letteralmente, nelle sue giornate. E poi mi arriva una mail con le parole che ora leggerete qui. 

Passione semplice, la più potente.

___

No, la mountain bike non fa per me, non mi isprira, è scomoda e si fa troppa fatica.

Ad un anno e poco più di distanza la mtb mi ha fatto provare una sensazione di conquista e soddisfazione che mi mancava da troppo tempo. 

In definitiva: Felicità

Tutto comincia l’anno in cui una serie di eventi cambiano, inesorabili, quello che, fino ad allora, era stato il mio mondo.

Mi sentivo disarcionata. E quando niente è più lo stesso, l’unico modo per ripartire è ricominciare all’insegna del nuovo. 

Ed ecco che mi ritrovo in garage una mtb a noleggio e due soggetti (mamma e papà) pronti a tutto pur di farmi risalire in sella.

 “Ok questa volta ci sto. Pronti via e vediamo che succede.“. 


Ed ecco che una scintilla si accende: una sorta di strana magia mi riporta all’età di dieci anni quando la bici era sinonimo di scoperta ed avventura. Di Wow.

Dopo un paio di mesi, voglio una mtb tutta mia e mi ritrovo a girare per negozi tra mille consigli tecnici che non capisco. 

Finalmente la trovo: bella, spettacolare, con quell’illogico qualcosa in più che la rende ai miei occhi diversa da tutte le altre. E sento già il feeling.

La porto a casa, la parcheggio in garage, la guardo, sono felice. Torno una bambina che finalmente ha ricevuto il gioco tanto desiderato.

Da qui comincia un’avventura, nuova. Scampagnate, nuove sensazioni, la scoperta di luoghi di cui ignoravo l’esistenza. Scorrazzo tra i boschi e torrenti. Sono libera.


Le gambe pedalano, pedalano e pedalano.

Sempre con più scioltezza e la fatica, ogni volta, viene ripagata dalla soddisfazione e dalla meraviglia per i paesaggi in cui questo mezzo di locomozione mi permette di arrivare.

Anche l’incontro/scontro con le ortiche ha avuto il suo fascino.

E proprio mentre gli effetti di un bacio di ortica mi ricordano l’adolescenza, nella testa si materializza il mio primo obiettivo personale sportivo. 

Raggiungere in sella il rifugio posa Puner in cima al monte Cesen, ossia la cima che vedo tutte mattina quando apro la finestra.

Tutti parlano di una lunga salita che non finisce con mille metri di dislivello e più. C’è chi tifa per me e chi ha qualche dubbio sulla mia resistenza fisica. E io penso, medito. Io voglio arrivare lì.


Poi, un giorno. Una mattina difficile, in cui no, qualcosa non funziona; la preparazione fisica sembra aver cambiato casa e anche l’umore ha cercato di seguirla, rimanendo incastrato però sotto la suola delle scarpe. Nessuna voglia eppur si va. 

Saliamo in sella solo per un giretto tranquillo di qualche ora; giusto un po’ di salita per smaltire qualche caloria e poi a casa. Certo: direzione Cesen, ma l’obbiettivo è fermarsi per un pic nic a metà strada. 

E invece qualcosa cambia. 

Arriviamo a metà, mangiamo un panino e poi, aiutati da una splendida giornata, decidiamo di salire ancora. Ancora.

Le gambe dopo il primo momento di difficoltà sembrano felici, avanti. Saliamo, ancora e ancora finché mi ritrovo a qualche chiometro dal rifugio posa Puner. 

“Ormai non possiamo tornare indietro”. 

La stanchezza quasi se ne va, tanta è la voglia di arrivare a quel traguardo che la testa mi diceva lontano. 

Arrivo su, scendo dalla bici. Dentro tutto urla, fuori silenzio. Dentro il mio corpo si tende, fuori assaporo l’aria fresca e mi nutro del panorama. Con il sangue, inizia a scorrere la soddisfazione di aver superato quello che pensavo essere il mio limite.

In bocca ho un sapore che descrivere non so.


E li ho capito che niente è irraggiungibile se lo si vuole davvero e che sono molto più forte, testarda e tenace di quanto io abbia creduto per troppo tempo.

I pensieri negativi, fautori di limiti e paure, sono stati sconfitti. Scappano via, giù dalla montagna.

Questo è diventata per me la mia mtb: è il mio Falkor per sconfiggere il “nulla” in una storia infinita.

La mia.

Silvia

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Ciao

Alberto

(@per4piedi)

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