La corsa e una barba.

La corsa e una barba. Nessun errore, non manca l’accento sulla e.

Anche perché, difficilmente scriverò che la corsa è una barba.

La corsa e una barba, cioè come dare una forma nuova ad un sabato qualunque, un sabato italiano.


Bisogna coccolarsi, bisogna prendersi cura di se stessi e celebrare l’estate.

E io mi prendo cura di me alzandomi presto anche il sabato e faccio una colazione leggera, poi mi allaccio le scarpe da corsa. E parto.

Primo tempo.
L’obiettivo sono 14 chilometri, uno in più dell’ultima volta, in una progressione costante direbbe un tecnico, un gioco dice chi mi conosce. In ogni caso, una strada unica che condurrà a New York. E sto già pensando al prossimo obiettivo. Una sfida, che perseguo da un po’ di tempo, ma non sono mai andato fino in fondo. Ancora. Correre tutta la salita che arriva dai miei amici di Ca’ del Poggio, a San Pietro di Feletto: 1.155 metri per 19% di pendenza. Quella salita la chiamano il Muro. Se non lo farò mai è uguale, però mi piacerebbe farlo. Ma non ora, oggi l’obiettivo è un altro. Arrivo fino all’inizio del Muro, con passo lento progressivo, lì c’è un albero di mele che mi ricordo una poesia di Hikmet


Tocco il cartello che ricorda le volte che il Giro d’Italia è passato di qui e torno indietro con la mano. E’ uno schiocco che segna metà del viaggio, corso tutto di testa.


La testa ha avuto la sua parte.

Adesso, non si pensa più. E via, sulla strada del ritorno, lasciando che le gambe e tutto il resto decidano velocità, ritmo, respiro, battito.

Libero vado per la strada che si apre davanti a me.

Doccia e poi barba.

Questa è una mattinata da uomini, insomma.

Secondo tempo.

Oggi la barba me la faccio fare dai ragazzi del Barber Company di Conegliano. E’ la seconda volta che vengo a trovare Sara #Pingu e Andrea #Cucciolo da quando un giorno, per pigrizia, mi sono lasciato crescere la barba. C’è una bella atmosfera lì, bella musica. 

Sara #Pingu mi offre una bottiglia di birra fresca, che apre con un colpo secco di apribottiglia. “Dopo la corsa devi reintegrare i sali minerali”, ed ecco che una frase collega la corsa alla barba.

Poi Andrea #Cucciolo mi studia il viso, si informa verso dove vorrei portare i miei esperimenti barboni e mi copre gli occhi con un panno freddo. Solleva la poltrona e sembra il decollo di un aereo. 

Il barbiere inizia a regolarmi le linee della barbetta, con il rasoio elettrico e la lama libera. E’ preciso, veloce, ma senza fretta. Ci prendiamo il tempo necessario. Chiacchieriamo durante il servizio. Del più e del meno. Mi racconta che ha imparato il mestiere andando a bottega da Roberto #Theboss e Francesco #Franchino, che hanno fondato questa Barber Family tra Friuli e Veneto. Come si faceva una volta perché sembra che nelle scuole di acconciatore la barberia sia praticamente trascurata. Il rapporto che si crea con il barbiere è lo stesso di quello che si crea col barista a cui puoi dire “il solito”, col portiere di un albergo che frequenti spesso, forse con il confessore. Ma non c’è fretta. Arriva il turno del panno caldo. Oggi scelgo l’olio essenziale di arancio, che mi profuma le narici e mi ricorda un misto tra il mare della Sicilia e i boschi poco lontano da qui. Poi il panno freddo, per fissare il profumo. E’ estate e se le cose si fanno, vanno fatte bene. 

Penso alla sensazione di relax, sospesa tra la bella corsa che ho fatto, con mente e corpo che si sono alleate per dominare la strada, e questo momento, in cui non mi posso muovere e il corpo e la mente si lasciano guidare. Si perdono, giocano. Mi sento in un fumetto di Corto Maltese, con birra fresca e musica rock al seguito.

L’altra volta la barba me l’aveva fatta Sara #Pingu e, ho scoperto, sembra quasi che farsi fare la barba da una donna sia una sfida alla tradizione, una cosa da non fare. In giro per l’Italia ci sono clienti di barberie che non si fanno fare la barba se incontrano una barbiera donna. 

Scusa? Riavvolgo il nastro…

Tradizione di cosa? 

E poi come avviene il rifiuto? “Scusi, con tutto il rispetto, ma io la barba non me la faccio toccare, lei è una donna.

Ecco, questa cosa mi stupisce, mi fa riflettere, mi farà pensare. Adesso questa barberia, dove si porta avanti l’arte del Barbiere old school e che propone qualcosa di fresco mi piace ancora di più.

Dunque la corsa e una barba e questo non è più un sabato qualunque.

E, come canta Caparezza, un vero uomo dovrebbe lavare i piatti.

Triplice fischio, tutti a casa.

Alberto

(@per4piedi)

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