#RuntoNYC: Sestriere Stories – Day 3.



Un temporale sembra in arrivo sopra il Sestriere. 
L’aria resta tersa e i colori delle montagne attorno a queste parole mutano man mano che le scorri con lo sguardo.
Oggi le ragazze di #RuntoNYC hanno affrontato un allenamento molto particolare: Pragelato, parco naturale della val Troncea. Primo passo a 1.700 metri e su fino a poco più di 1.800, in cinque chilometri e mezzo. Giro di boa (in montagna si dice giro di boa?) e poi giù.

Tutto molto lento, ascoltando il respiro. Sorridendo per quella bambina che dice alla tua squadra: “E’ come una sfilata.”

Ascoltando il corpo che diventa passi, i passi che diventano la strada bianca che ne sostiene la corsa.

Ascoltandoti mentre diventi Natura.

La calma permette di riflettere, come il laghetto, punto di partenza e di arrivo della corsa, che specchia la montagna attorno.

Uno scambio, una linea di confine. Ci sono strade che assomigliano a linee di frontiera.

Magari ti chiedi cosa ci fai qui, a vivere questi giorni da atleta. E come sarà arrivare fino a quella medaglia. Con New York attorno. E ti ricordi anche quando hai deciso di danzare su una frontiera, per diventare una Diadorabile.

Mettersi in gioco è una forma di espressione. 

Ogni volta che ci si esprime, si ha la possibilità di scegliere se rimanere nel sentiero già tracciato oppure se esplorare nuove vie.

Quindi, danzare sulla frontiera è un qualcosa che può accadere ogni giorno. Basta volere realizzare il cambiamento che sentiamo naturale. Cambiare strada, cambiare passo, cambiare ritmo. Cambiare respiro, lasciarlo rilassare appena terminato uno strappo in salita.

Le donne che incontri sulla frontiera raccontano una leggerezza che viene da lontano. Si è formata tra sorrisi e pianti. Le donne che risalgono le montagne per prepararsi alla Maratona sanno accettare la fatica che si apre dentro al ritmo lento, seguendo un istinto affinato con il tempo, la costanza, tutte quelle cose di cui la corsa si nutre. Al di là delle tabelle. 

Esistono sguardi che non lasciano scampo, come risposte desiderate da prima di incontrare quegli occhi.

Esistono bronci che ti disarmano, fino a non farsi scordare mai. E parole che ti verranno in mente nei momenti più improbabili, a chilometri di distanza e di tempo da dove sono state pronunciate. Magari mentre ti trattieni quando vorresti lasciarti andare rapida giù dalla discesa. 

Le donne che scelgono di danzare sulla frontiera alternano movimenti decisi e delicati, intensi e incerti, liberi e legati.

Ti chiedono se sono belle e poi ti raccontano un labirinto di battaglie. Sono farfalle addestrate dalla vita a volare più di un falco, a battersi con tutta l’energia della Natura. E anche di più, se serve.

Le donne che danzano sulla frontiera, danzano. Alcune di loro corrono e si preparano per la Maratona che tutti sognano.

Alberto

(@per4piedi)

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