#RuntoNYC: New York nei brividi di chi l’ha corsa.

Alessandro è un runner che definisco “d’impatto”. E spesso da come si vive la corsa, così si vive punto

Mi ha mostrato una fotografia della Maratona di New York che ha corso anni fa con Deborah. Eccola. 


E gli ho chiesto di raccontarmi il resto. Eccolo.
Boomm!

Deborah spalanca gli occhi e salta un metro a sinistra, spaventata dal colpo di cannone della partenza.

Sorrido, si riprende. Ci siamo.

Prima.

La sveglia è suonata alle 4,30.

Freddo, corriera, freddo, battello, corriera, attesa, the caldo, freddo, aria. Aria gelida.

Siamo a Staten Island, il primo dei cinque quartieri di New York, dovremmo toccarli tutti.

Ci muoviamo. Sono già le 10.

Intorno, urlano, fischiano come solo gli americani sanno fare.

 

Frankie canta New York New York e tutti si uniscono al coro fino alla linea di partenza, è una gioia collettiva, una liberazione dopo quattro ore di vento gelido che ha costretto gli organizzatori a togliere tende e ripari. 

Wave 2, corral E: dichiarano tutti un tempo sotto le 3h50, ma non faremo altro che superare altri corridori.

Qui qualcuno bara. Tanti, troppi. Siamo partiti coperti come per andar a sciare e sul Ponte dì Verrazzano è come stare in seggiovia. Aria, freddissima che taglia viso e gambe. Folate improvvise talmente forti da spostarti i piedi.

Vento che fischia e fa sbattere il pettorale come fosse una vela lasca. Volano teli, guanti, antivento e tutto quel che prima non si aveva avuto il coraggio di togliere.

Il sole finalmente si presenta. E scalda.

La discesa dal Ponte dà ritmo e respiro. 

Sembra che la giornata sia ideale. Maledettamente ventosa, ma sarà ideale.

 

Finita la rampa che ci fa scendere dal ponte si entra a Brooklin. Giriamo l’ultima curva del cavalcavia ed esplodono due muri di folla: urlano e ti incitano come fossi a lottare per il podio.

A  occhio e croce siamo intorno al 25.000 posto, ma per loro sei tu il top runner.

Lascio il mio antivento ad un bambino che sorride dandomi il cinque. Finiremo che il muscolo più indolenzito sarà il braccio sinistro, a causa di tutti i five che devi regalare a grandi e piccoli lunga la strada. Sono colorati, festosi, pieni di cartelli che incitano il papà “Go Daddy Go“, che ti regalano abbracci “Free Hug For Runners“, che ti fan sorridere “No Beer in Central Park, Stop Here!“… 

Sono commoventi. Roba da sorridere e buttar qualche lacrima. 

Guarda il cronometro solo al 10 km.

 

Stiamo bene ed andiamo bene. Abbiamo programmato una gara tranquilla sulle 4 ore, per goderla tutta.

Ad ogni strada poliziotti e pompieri. Nei primi chilometri sono seri, sorvegliano e forse sono preoccupati. Dal passaggio della mezza Maratona in poi applaudono, sanno che sta andando tutto bene e anche loro partecipano.


Le canotte hanno la scritta Italia ed il nostro nome. Chi le legge ti chiama, ti incita “Go Italia Go”, “Deborah looking good”, “Alessandro you are my hero…”. Sono folli, eccitanti, più intensi di una RedBull.

La strada è tutta un leggero saliscendi, manteniamo il ritmo dove sale e allunghiamo in discesa.

Go Italia Go, Ittallia Maccheroni, Brava Ittallia Bella Ittallia. Sembra di stare in un film di Scorsese.

Ristori ogni miglio: ogni 1600 metri ci sono decine di volontari pronti con acqua e sali, una postazione medica e migliaia di bicchieri di carta per terra.

Welcome to Queens, leggo nell’enorme cartello retto da un altrettanto enorme donna di colore.

Qui la passione contagia anche chi non corre.

Alla mezza c’è uno dei temutissimi ponti, tanti già camminano. Rallentiamo sì, ma passiamo con leggerezza.

Sul ponte silenzio, stranissimo. Non parla nessuno. Poi discesa, brusio in lontananza. La rampa scende veloce ora, curva a sinistra e si entra a Manhattan: il rumore che aumenta. Sembra un temporale in arrivo, invece appena torni in piano è di nuovo un’esplosione di colori e urla.

Sono in decine migliaia lungo un rettilineo che sembra infinito. Siamo circondati da grattaceli vetrati enormi che finiscono in un blu purissimo. Spettacolare ed intenso il passaggio sulla Seconda Avenue.

In fondo c’è il Bronx, di nuovo strade larghe, mattoni rosso passione.

Giriamo intorno e giù verso l’eleganza della Quinta Strada.

Qui corri come in paradiso fino a metà e vai all’inferno nei quattro chilometri in cui sali a Central Park. Ma ormai ci siamo, due collinette che ti ricordano che te la devi ancora guadagnare e finalmente il cartello dei quaranta.

Lato corto del parco, diamo il cinque a tutti. Faccio foto e video. Salutiamo.

A destra per ancora cento metri in salita, ma chi la sente? Braccia e occhi al cielo. 16millesimo e qualcosa in quattro ore e qualcosa…

Applausi da tribune piene.


La ragazza mi mette al collo la medaglia sorride e dice “Well done Alessandro, good job“.

Non è un traguardo come gli altri.

Ci abbracciamo.

Che enorme emozione.

Well done New York,

thank you,

thank you,

thank you!

Alessandro 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...