#RuntoNYC: l’ultimo prima di cambiare.


A New York può capitare di sentirti un top runner mentre fai una corsetta semplice semplice a Central Park. Anzi, in quel momento sei davvero un top runner se corri dove stanno allestendo l’ultimo miglio della Maratona che tutti sognano e ti muovi dentro un gruppo sorridente e colorato di arancione. Tanto che le persone che ci incrociano urlano:“Orange is in da house” e applaudono le ragazze della squadra di #RuntoNYC di Diadora

Domani è il giorno della Maratona. 

Domani non si scherza. Domani tutto cambia: perché che tu sia alla tua prima Maratona o all’ennesima, questi giorni qui hanno fatto capire che questa sarà una Maratona straordinaria, perché si corre in una metropoli fuori dall’ordinario.
La Maratona cambia sempre chi la vive. C’è un prima, c’è un dopo. Naturale sia così, credo sia anche giusto e bello sia così.
Quindi oggi è il giorno prima di cambiare. Ci sono scelte da prendere, decisioni da continuare a considerare giuste mentre le si mette in pratica, strade da costruire e altre da modificare. Ci sono spazi da colmare e vuoti che semplicemente sarà giusto lasciare andare così. Ci saranno nuovi progetti, sogni, idee da andarci a prendere. E nuove strade da correre, magari con le stesse persone che sono arrivate fino a qui e, di certo, anche con persone nuove. Ma questo sarà dopo.


In questi mesi mi sono chiesto quale canzone avrei associato a questa Maratona e ho deciso che la canzone che mi suonerà in testa sarà Halellujah dei REM, che qui e lì dice:“The world is an oyster, the bitter refrain / I am the action / You make me to stand in the square on scene”. Parole che per me riassumono tante cose di questi mesi.

Ragazze, abbiamo affrontato un viaggio immenso, che ci ha cambiati tutti. Nulla di eroico, piuttosto di molto umano. Ora ci sono gli ultimi 42 chilometri e 195 metri davanti, ogni passo che faremo sarà un conto alla rovescia verso quella linea dove abbiamo corso ieri. La linea d’ombra tra prima e dopo, la linea della luce più delirante e totale.

Dobbiamo diventare i nostri passi dentro questa metropoli, i battiti verso la luce che spunta tra i palazzi, l’Oceano che cambia il cielo in ogni istante, dobbiamo diventare le due milioni di persone previste lungo le strade, da Staten Island a Central Park, che adesso è un po’ più nostro. Dobbiamo diventare noi stessi più che mai, con il coraggio e la voglia di andare oltre, perché la Maratona è una festa, è un gioco, è una battaglia, è un’intuizione, è strategia di testa, di pancia, di cuore.

Dobbiamo diventare ciò che si è svegliato in cima ai nostri sogni e ci ha portato fino a qui.

Il mondo è un’ostrica, un ritornello dolceamaro / Io sono l’azione / Tu mi fai stare al centro della scena”.

Dobbiamo diventare la Maratona a New York City.

Qui. Ora.

Un abbraccio.

Alberto

(@per4piedi)

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