Il trail dei miei nonni sotto la neve.

Il 29 dicembre del 2009, mio nonno compiva 88 anni. 


Nevicava e mia nonna era ricoverata in ospedale. Problemi al cuore, mai avuti prima, in tutta la sua vita. E la mattina del 31 dicembre, mia nonna morì. Con l’ironia che l’ha sempre contraddistinta, avrebbe commentato:”Un bel colpo!“.

Nevicava forte il giorno dell’88esimo compleanno di mio nonno. E l’ospedale distava e dista circa due chilometri da casa.

E allora? E allora mio nonno si veste in modo elegante, rispettoso. Il senso dell’eleganza è il rispetto, non la vanità. 

Si piazza davanti allo specchio intero, dopo essersi rasato a regola. Indossa la maglietta della salute, infila la camicia bianca dentro ai pantaloni. Le scarpe le ha già allacciate, realizza un nodo alla cravatta perfetto. Non degno di regine e re. Degno di mia nonna, e questo è tutto.

Si pettina i capelli. Gli occhi azzurri brillano più del cielo. Cappotto blu, sciarpa grigio perla. Cappello. La bicicletta la lascia in garage, vicino alla Vespa Primavera 125 e al tavolo degli attrezzi. Troppa neve per le strade, poca la vista rimasta.

Restano i piedi. Due. Per raggiungerla. È così da tutta la vita. Due piedi, più due piedi. 4 Piedi.

Chiaro il messaggio?

E parte. 

Mio nonno contro il grande gelo di quel giorno. I passi affondano, ma lui li tiene leggeri. Si muove di avanpiede, perché così ha imparato, prima che nascessero i guru di adesso. Il freddo si insinua sotto i guanti di lana. Vorrebbe una sigaretta. Ne sono certo, lo ha scritto nei suoi diari di quando era giovane, era soldato, era in guerra. L’ho letto. Quando mio nonno aveva freddo alle mani, desiderava una sigaretta.

Soffia, gonfiando le guance magre. Un metro e ottanta, asciutto, flessibile. Su flessibilità e tono ti ho raggiunto nonno, il metro e ottanta, no.

Fisico perfetto. Prima, palestra di roccia, corsa, che è passata nel DNA di figli e nipoti. Poi, orto, tanto, bicicletta e camminate. Palestra a chilometro zero. La dirompenza della semplicità.

Mio nonno, che stile.

Le strade interne sono piene di neve fino alla caviglia. La neve se ne frega, dicono.

Mio nonno se ne frega della neve. Mia nonna stava facendo parole crociate e in quel momento aveva già capito tutto. “Più di vecchi non si diventa.”

Incespica mio nonno, traballa. Ma come fai ad affrontare quella pista di pattinaggio lungo i viali con le scarpe eleganti?

Perché, a piedi nudi tu non vai sulla sabbia bollente, accanto a lei?

Ernesto non parlava mai, ma quando lo faceva ti metteva spalle al muro, come sopra una scacchiera. “Il campo di gioco ha sempre ragione.“. Anni fa l’ho scritto su un giornale dalla carta e i pixel rosa, lui era ancora vivo. Voleva chiedermi i diritti.

Arriva nel vialone grande, manca meno di mezzo chilometro, più le scale, alla camera dove batte il cuore di Teresa. Pendenza, 36 gradini.

Ernesto è stanco, la neve continua a scendere. Che età hanno i miei nonni in quel momento? A quanto va il loro cuore? Che ritmo di passo tiene mio nonno nel suo trail urbano? Quante ore ha ancora mia nonna?

La neve fa come il gatto: a lei che gliene importa di tutto questo?

Mio nonno Ernesto arriva in ospedale, almeno dentro è caldo, l’aria odora di disinfettante. Mia nonna Resi scrive la definizione 22 orizzontale, vorrebbe un caffè. Con la grappa.

“Lei dove va?”, chiede un’inferniera.

Ernesto la guarda con cordialità e passa oltre.

“Non è orario di visite.”

“Lo so, grazie.” Sorride. I miei nonni sorridevano un sacco.

Mio nonno si accosta alla porta della stanza con passo silente. Ha il fiatone, non vuole disturbare. 

“Ciao”, sorride.

“Buon compleanno. Certo che sei proprio vecchio”, sorride.

Ecco, il trail dei miei nonni sotto la neve.

Alberto,

Per 4 Piedi.



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