Il Triathlon di Federica. Brividi, di tutti i tipi.

L’anno parte con la storia di Federica, che nel 2017 ha iniziato a correre ed un passo alla volta è arrivata al traguardo della Maratona di New York. Era con me sulla linea di partenza a Staten Island, mentre Frank Sinatra e l’inno statunitense scioglievano l’emozione. Un mese dopo ci siano incontrati di nuovo al via dalla mezza Maratona di Cittadella. Incroci così vanno celebrati in qualche modo.

Federica ha lo sguardo comune a tutte le persone che sanno che dentro al primo passo c’è già tutto il viaggio. E per vedere come va a finire bisogna solo proseguire, con costanza e grinta. Federica ha 36 anni, è di Montebelluna, mamma, moglie, lavoratice full time, sportiva “o almeno ci provo!”. 

E ha lanciato una sfida al 2018. 

Anzi, tre in una.


Cosa rappresenta per te lo sport?

“Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita. Mia mamma mi ha iscritto da piccola al primo corso di nuoto​. Avevo molta paura, ma mi sono tuffata in acqua e non mi sono più fermata. Ho praticato nuoto a livello agonistico fino ai 12 anni​.​ P​oi il nuoto, si sa, è uno sport che fa selezione naturale. Sono passata a giocare a pallavolo e sono rimasta in campo ben 20 anni! La pallavolo è stata una scuola di vita​ ​per formare e migliorare carattere e personalità, per imparare a far gruppo e collaborare insieme.”

E poi arriva lei… 

“Già, la regina, la corsa. E così, per caso, senza averci mai pensato seriamente, ​partendo​ con la prima tabella il ​31 marzo del 2017. La conservo come reliquia, firmata da Gelindo Bordin.”

Cosa ti ha regalato e cosa ti ha tolto la corsa fino ad ora?

La corsa mi mi sta regalando una forza e una determinazione che sapevo di avere​ dentro, ma​ che volevano essere risvegliate. Ovviamente, chiede qualcosa in cambio, ​come un po’ di tempo libero da passare coi miei figli, e facendomi sempre vivere con quel sottile senso di colpa di fare una cosa che, in quel momento, ​​mi ​appassiona​ e coinvolge​ da sola.”


42 km e 195 metri, la Maratona. Ma dietro i numeri, il mito, le leggende metropolitane, come è stato per te correre a NY?

“È stato surreale, mi sembrava di essere ​la protagonista di un film,​ il mio film! Mentre correvo​, ripercorrevo gli ultimi 7 mesi della mia vita: i sacrifici che avevo fatto per essere li​, i momenti di euforia per un piccolo traguardo raggiunto, i momenti di crisi con la paura di non farcela o per i vari acciacchi fisici che mi hanno accompagnata per strada.​ Perchè mi era stata data l’opportunità di fare quella unica, e volevo onorarla al meglio delle mie possibilità.”


Dall’inizio del percorso fino ad oggi è cambiato qualcosa in te?

“Vedo che ogni momento è un anello del percorso che mi ha visto cambiare sia mentalmente, la determinazione nel preparare una Maratona e poi concluderla, ti fa sentire invincibile, sia nel corpo. Ho perso 5 chili, e macinare​ ​​chilomentri mi ha permesso di tonificare e snellire il fisico.”

Birra, vino o acqua?

“Prosecco e tutta la vita.”, ride

Adesso hai scelto di preparare una nuova sfida. Cosa cerchi?

Ed ora è il primo giorno del 2018 e c’è un Triathlon da raggiungere. Cercavo una nuova sfida, che mi appassionasse: ​era difficile trovarne una che potesse essere al livello della Maratona di NYC. Quindi un po’ per spinte da amici, colleghi e familiari che lo praticano da anni mi sono detta, perchè no?”


Come si sta svolgendo la preparazione e qual è l’obiettivo esatto?

“​Ho trovato un nuovo allenatore​, mio ex collega e amico​, ​che mi sta indicando un nuovo metodo di allenamento. Ci sono settimane di carico, dove​ cerco di allenarmi tutti i giorni, alternando corsa, bici e nuoto ​con qualche seduta di potenziamento in palestra. L’obiettivo è fissato: correre la prima gara ​s​print ad Oderzo, il 20 maggio 2018.”

Per fare triathlon bisogna essere bravi in tutte e tre le discipline?

“Riuscire a combinare le tre discipline non è semplice, essere nati acquatici e avere una buona tecnica ti aiuta sicuramente nella prima frazione​. Bisogna essere allenati con la bici e​ per finire​ aumentare la velocità nella corsa e cui sto lavorando… ​Ma sopratutto bisogna​ ​allenarsi nei​ cambi tra una disciplina e l’altra. Sembra un aspetto statico, sembra facile ma non lo è.”


Quale canzone ti rappresenta di più qual è?

“Senza dubbio ​”Buon Viaggio” di Cesare Cremonini. Allegra e solare, come me, ma sempre alla ricerca di una nuova meta da raggiungere, non per forza una meta materiale.  Del resto: “E per quanta strada ancora c’è da fare​..​. Amerai il finale​.”

Che libro stai leggendo?

“Sto leggendo “Io, gli Ottomila e la Felicità” di Tamara Lunger, una delle alpiniste più forti del mondo. Tamara racconta come ha dovuto rinunciare all’impresa di raggiungere la vetta del Nabga Parbat, dove era impegnata con Simone Moro, a soli 70 metri dalla vetta. Una scelta necessaria, come necessario era iniziare. Brividi, di tutti i tipi.

Buon anno, buono davvero!

Alberto

@per4piedi

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