Gigi la trottola e l’arte di non mollare mai.

La Maratona di Padova è accompagnata per tradizione da tanti eventi e corse collaterali: mezza Maratona, 10 chilometri, 5, addirittura 1.

Prato della Valle, una delle piazze più suggestive del mondo, è un teatro urbano, dove si mescolano statue barocche, ampi prati e specchi d’acqua. Un patrimonio che attira, e meno male, un sacco di persone, che hanno voglia di fare sport, festeggiare, rilassarsi.

Partecipo alla stracittadina di 10 chilometri e, considerando che Padova da casa mia si può raggiungere in treno, mi sono detto: perché non lascio perdere lo stress della macchina e vado alla linea di partenza in carrozza?

Il via è fissato alle 9.15, il treno parte due ore prima. Un’ora di viaggio, con un cambio a Mestre, venti minuti buoni di passeggiata e sarei arrivato in Prato della Valle.

Ma vuoi mettere gli imprevisti? E la scomodità degli orari? E se il treno è in ritardo?

Ma vuoi mettere se arrivo in tempo che bello! E quindi treno. Partenza puntuale. Più o meno.

Muoviti!

In treno faccio tutto quello che avrei fatto se fossi arrivato alla partenza un’ora prima del via, come cerco di fare di solito. Attacco il pettorale alla maglietta, mangio frutta secca e cioccolato. Calcolo il percorso tra la stazione e Prato della Valle (è parecchio che non raggiungo Padova in treno). Il cambio di Mestre è puntuale. Più o meno. E inizio a fare qualche esercizio di stretching lungo il corridoio del vagone. Per la serenità generale, dico che a bordo non c’è nessuno. Faccio anche quella successione di movimenti che mi ha suggerito Pasquale dello Show Club, per sciogliere bene muscoli, articolazioni ed ossa, dall’anca alle caviglie.

Cugini in viaggio.

Stazione di Padova, in orario. Scorrono le porte ed ecco il primo degli incontri della giornata. Vedo due ragazze che parlottano lungo il binario. Una ha i capelli rossi. Riconoscerei quella tinta rame estivo ovunque e a distanza. Mi avvicino. “Buongiorno!”

Mia cugina Serena si volta sorpresa e mi abbraccia forte. Non ci vediamo da tempo e spesso ci incontriamo in stazione o aeroporto. In effetti, oggi io vado alla mia gara e lei a Roma. Cugini in viaggio.

Prato della Valle, the running party.

Utilizzo la passeggiata attraverso le vie del centro di Padova per il riscaldamento. E sorrido. Il viaggio in treno e l’incontro a sorpresa con Serena mi hanno rilassato. Pensate se mi fossi messo al volante.

Arrivo nella piazza, affascinate, piena di persone. Lo speaker racconta che la Maratona è partita venti minuti prima dallo stadio Euganeo. Il sole alto racconta che saranno corse caldissime. Cerco lo stand dello Show Club, lascerò lì lo zainetto. Incontro Beatrice e Andrea. Bea è una delle ragazze di #RuntoNYC, anche loro faranno la 10. Due battute, ridiamo. Loro giocano in casa e si allenano lungo l’argine del fiume dove passerà la corsa. Siamo più di 25mila a camminare o correre le Stracittadine.

Prato della Valle è una festa della corsa.

E poi via.

Partiamo, ci sono, missione compiuta. Io sono già contento così. Eppure, dentro ai primi passi, sento voglia di provare a rendere indimenticabile questa giornata. Saranno tutte le semplici emozioni che ho provato da quando mi sono svegliato, la giornata che splende come fosse già estate, lo schiocco ritmico delle mie Fly sull’asfalto, sarà il pianoforte che suona sulla curva del secondo chilometro, ma sento tanta energia scorrermi dentro e provo ad andare veloce. Piccoli obiettivi, un passo alla volta. Istinto. Raggiungo quel ragazzo con la maglietta bianca e le scritte verde fluo. Affianco una ragazza in completo nero e coda di cavallo. Fa caldo, non ho sete. Mi sono idratato bene nei giorni precedenti. La testa è lucida, sincronizzata con il corpo. Sono una sfera. Mi diverto. Mente leggera. Al sesto chilometro il tracciato vira di nuovo verso la partenza. Sbircio l’orologio e calcolo che, se continuo a correre così, limo il personale su questa distanza. È solo un numero, ma ogni tanto è divertente raggiungerlo.

Perché no? Questione di scelte del momento.

Gigi la trottola.

Come è giusto che sia, la fatica presenta il proprio conto, espanso da questo agosto in anticipo. La corsa sorride e mi ricorda che posso rallentare quando voglio. Ha ragione. Posso farlo. Oggi non mi va. Oggi sono testardo come un mulo. Oggi sono arrivato qui in treno. Mi gioco la carta della forza che resiste, e il cervello mi propone questa immagine.

Io appeso alla barra di ferro che provo a sollevarmi in alto e mi sembro Gigi la trottola. Basso, tarchiato, buffo. Ma lui ha uno scopo: schiacciare il pallone nel canestro.

Esattamente quello che è successo un paio di mesi fa quando ho iniziato a provare a fare le trazioni. Credo che le trazioni siano un esercizio che ti porta a cercare sempre di realizzare ciò che non sembra possibile. Non sembra, appunto. La barra è il limite. Il corpo che cerca di sollevarsi è tutto ciò che sei. Quando la testa supera la barra diventi qualcosa di nuovo. Ecco, se voglio andare al di là del mio miglior tempo, devo fare come Gigi la trottola. Lui non molla mai. E questa è un’arte.

E così è. La volata finale è qualcosa che faccio solo per me. Da quando, diecimila metri fa, ho scelto che ci avrei provato, non ho mollato un istante. Non ho mai corso così veloce. Oggi è un giorno ribelle. E Prato della Valle festeggia con me.

E quasi quasi, il prossimo anno torno qui per correre la Mezza.

Ciao,

Alberto

@per4piedi

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