Il Dada con le Blushield ai piedi. E spuntano due tucani.

Il Dada è una tendenza culturale che dà voce alla sua politica antibellica attraverso il rifiuto degli standard prestabiliti, preconfezionati, precotti, preferendo l’umorismo e il gioco che c’è nella realtà.

Essa ha trovato campo di elezione nelle arti visive, nella letteratura, nel teatro e nella grafica.

Il Dada è un mio amico che si è messo a correre. In effetti di lavoro fa anche il grafico, il disegnatore, il fumettista. Rifiuta il cibo precotto e l’altro giorno mi ha chiamato al telefono.

Ecco quello che ne è uscito.

Cielo limpido, il cinguettio primaverile che suona come una melodia nella testa di chi ascolta e nel mentre … stop….stop… .

Dai, niente di tutto ciò.

Solo tanta voglia di uscire correre, colline, salite, discese, piano, sette virgola quattordici chilometri (#7,14km#…come negli assegni, non voglio che si aggiunga o si tolga niente).

Questi sono i metri che faccio quando mi viene voglia di uscire. Punto. Solito giro, non il solito paesaggio: cambio IO, l’orario, il meteo, il tempo che passa lo rende ogni giorno diverso.

Mi ascolto … ascolto il respiro e quello che mi circonda.

Ci siamo io, una maglietta, un paio di pantaloncini, i calzini e le scarpe.

Ecco, le scarpe.

Voglia di cambiare.

Non sono un tecnico e forse l’unica cosa tecnica che mi serve adesso che esco più spesso saranno proprio le scarpe, ho appena messo su le gomme estive alla mia macchina, ora tocca a me.

Ormai le mie care scarpe giallo fluo (ho anche i calzini in abbinata o a contrasto…ci mancherebbe, anzi poi su questo argomento ci torniamo*) hanno fatto i loro anni, mi fanno realmente sentire l’asfalto, forse potrei anche contare i sassi che lo compongono.

Voglia di cambiare. Bene, cerchiamo qualcosa che sia adatto a quello che faccio e che sappia stregarmi in tutto e per tutto.

Gerry, chiedo l’aiuto da casa.

Gerry:”Alberto sei in linea, ti passo Dada.”.

A: ”Pronto sono Alberto…”.

D: “Sbrigati non c’è tempo… scarpe per uscire, correre, 80 kg,  184 cm…”.

A: “Diadora, Blushield 2….twoyoutu…tu…tuuuuuuu…”.

D: “Azz…Gerry, quello che ha detto lui!”

Ed esco dal negozio contento.

Mentre torno a casa siamo finalmente contenti entrambi: la mia SAAB che si destreggia in giro con le sue gomme estive e io che non vedo l’ora di uscire con le mie “estive”.

Arrivo alle 19, ho un appuntamento alle 20.

36 minuti dura il giro. Doccia, mettermi qualcosa di decente addosso e uscire. Ce la dovrei fare.

Apro la scatola e osservo le scarpe.

Spuntano due Tucani, mi fissano.

Mi cambio, le indosso.

Esco.

*(Prima di lasciarvi a noiose sensazioni, prove o canti neomelodici un breve appunto sui due Tucani ai piedi. Soprannomino le scarpe così sia per i colori, sia per il becco lungo dato che ho un 45 di piede …ma che colori…wow…tropicali e variopinti, arancio, giallo, nero, azzurro, appena avrò tempo cambierò anche i lacci.

Saggiamente te ne danno due paia, di lacci. È uno è dello stesso azzurro che compone la scarpa e giocare con i colori a me piace un sacco.

“Alberto, prossima volta Dì a Dora che metta anche un paio di calzini in tono o in contrasto, grazie!”.

Bene…vediamo dove sono rimasto, un attimo che rileggo, ok)

…ed esco.

Partenza subito forte, ma le gambe non spingono, io sento i dialoghi tra polpaccio destro PDX e polpaccio sinistro PSX.

PDX: ”Ma sto idiota ha cambiato scarpe?”.

PSX: “…penso di sì…non so cosa fare.” PDX: “Ma gli scarponi da montagna che aveva prima che fine hanno fatto? Mi piaceva quel giallo fluo.”.

PSX: “Però anche questi colori non male…ehi non contrarti troppo per vedere! Se no si rischia di tornare subito a casa…”.

PDX: “Ok guardo dopo…non mi ricordo , dove eravamo rimasti.”

PSX: “Segui il ritmo e tutto andrà bene.”.

Dopo un chilometro di distrazione delle mie gambe, che non capivano come comportarsi con una reazione davvero diversa della scarpa sull’asfalto, trovo il mio equilibrio e il ritmo.

Ogni tanto le osservo, mentre l’asfalto scorre sotto: lo fate mai?

E’ troppo divertente, ti sembra di fare un casino di strada. Ogni tanto alzate anche la testa.

Tengo il mio ritmo, non capisco se sto andando più forte o più piano del solito, l’asfalto non lo sento, non riesco a contare i sassi. Spero di non perdermi come pollicino ma vado avanti, le guardo, alzo la testa, le guardo, alzo la testa, guardo il paesaggio il sole sta tramontando in mezzo alle nuvole, le guardo, alzo la testa. Siamo ormai verso la fine, ora provo ad accelerare, ultimi seicento metri. Ormai sono entrato in confidenza con i miei tucani, la sensazione è che se provo a spingere ed accelerare loro mi seguano nella spinta.

Me ne accorgo e sono arrivato. 34,48 minuti. Ho anche migliorato il mio tempo nell’orologio, il tempo in cielo invece si fa più cupo mi sa che stasera piove, meno male che sarò al coperto.

Gradini, porta, entro… osservo le scarpe, le fotografo, le tolgo…. doccia, asciugamano, mutande, pantaloni, maglietta, calzini, scarpe.

Esco.

Comunque, Dada.

@per4piedi

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