Bibione Hot (Half Marathon). La corsa è democratica.

Fa caldo, a Bibione. Sì, molto.

Nella mia personale classifica delle corse calorose, la terza edizione della Bibione Half Marathon sale rapidamente nelle prime tre posizioni.

Il meteo aveva previsto nuvole e pioggia all’orizzonte. Il cielo se la ride e manda un’unica nuvoletta a fare il tifo a bordo campo.

Quando si corre all’aria aperta il campo di gioco inizia dal terreno sotto i piedi e arriva fino al cielo sopra la testa. Non ci avevo mai pensato prima.

E non avevo mai corso a Bibione, anzi non la conosco per nulla.

Bel tracciato, lineare, con superficie varia: asfalto, sanpietrini sul lungo Adriatico, il legno delle passerelle, un brevissimo tratto di sabbia, appena dopo il faro, una sorpresa che mi è piaciuta molto. Del resto siamo al mare!

Fa caldo.

E tanti runner boccheggiano. Altri scherzano: c’è chi propone di organizzare la prossima edizione a dicembre. O di aggiungere nel pacco gara qualcosa di simile ad un termostato. Qualcuno per giunta si qualifica come bravo tecnico installatore di termostati e si offre per studiare il progetto.

28 gradi all’arrivo, 30 per qualcuno, sono molti. A maggio. A nord est.

Le condizioni di questa estate fuori tempo (e fuori latitudine) sorprendono anche i top runner del Kenya e si abbattono sui desideri di “fare il tempo” di tutti.

La corsa è democratica.

Manuele e Busy (all’anagrafe Eleonora), miei compagni di viaggio di oggi, lo avevano fatto notare alle 7 del mattino: “Oggi scalda, senti che roba già adesso”.

Già, oggi il sole ha deciso di venire al mare a Bibione.

E quando ti trovi addosso un caldo così, l’unica cosa da fare, credo, sia accettarlo, idratarsi in modo intelligente (piccoli e costanti sorsi di acqua, bagnarsi molto, proteggersi la testa) e passarci in mezzo, nel miglior modo possibile. E ringraziarlo, il caldo imprevisto, perché ti insegna, una volta in più, come le condizioni ideali siano un’utopia.

Del resto, nei sogni non c’è mai la temperatura dell’aria.

Il tracciato regala momenti di ombra, in mezzo a campi di papaveri dal rosso brillante e spugnaggi quanto mai opportuni e gestiti in modo efficace.

Nemmeno a farlo apposta, da qualche settimana ho iniziato a correre con un cappellino in testa. Porta via un sacco di calore, mi protegge gli occhi e mi indica la direzione.

Mentre bevo in corsa e noto che la Busy è a meno di un chilometro avanti a me, mi ricordo una cosa del mio cappellino.

Me lo ha regalato Mat, nel suo negozio Brooklyn Running alla viglia della Maratona di New York. E’ nero e porta orgogliosamente stampato un disegno del ponte di Brooklyn sul frontino, mentre, sotto la visiera, ci sono delle cuciture rosse.

Mat mi ha detto che in quelle cuciture devo mettere gli obiettivi che mi sono fissato nella corsa che sto facendo. Resta concentrato, insomma. Mentre corri esiste solo quel momento. Qualunque cosa stia succedendo attorno.

Le parole di Mat mi ritornano in mente ancora mentre guardo la medaglia della mezza di Bibione. Su un lato c’è il faro della città, incorniciato da un’onda del mare Adriatico.

Ma è l’altro lato quello che mi incuriosisce.

Riproduce il bilanciere di un orologio nautico, di quelli utilizzati per misurare il tempo di navigazione. Il tempo del viaggio.

Ecco, il capellino di Mat, il caldo africano, il panorama selvaggio degli ultimi tre chilometri, lungo i quali ho deciso di rallentare e godermi il presente, senza forzare, e il lato b della medaglia.

Tutti indizi di un messaggio arrivato dal mare.

Tu puoi avere dei progetti e ti prepari per realizzarli. Poi ti scontri con ciò che accade. E tutto dipende da come reagisci. Questione di approccio, non di approdo.

Il caldo della Bibione Half Marathon me lo sono goduto adattando il mio passo di corsa: alla solita progressione, ho preferito un ritmo costante, essenziale, attento, come quello di Gianni Poli, che organizza questa corsa e a New York ha vinto nel 1986.

Togliere e comprendere il momento sono super poteri essenziali per risparmiare e godersi fino in fondo il viaggio, senza guastare il percorso fatto, con fiducia che il traguardo stia arrivando.

Quindi la medaglia che chi ha corso a Bibione si porta addosso è l’abbronzatura, di una strana e bollente domenica di maggio.

E l’esperienza che ne deriva.

E nel caso mio, di Busy e Manuele anche la spaghettata che ne è seguita.

Alle vongole, con peperoncino thailandese fresco, coltivato a Bibione.

Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

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