Luca e la vigilia del Passatore.

Luca Vazzoler corre. Tanto. Da anni. Un percorso lungo il quale non ha bruciato le tappe. E chilometro dopo chilometro, una Maratona alla volta, Luca è arrivato alla linea di partenza del Passatore, i leggendari100 chilometri da Firenze e Faenza. Una classica della corsa di resistenza, che nel fine settimana del 26 e 27 maggio racconterà la sua 46esima edizione.

Ho chiesto a Luca di raccontarmi com’è la strada che porta a provare a diventare un ultraMaratoneta, e lui ha iniziato dalla fine.

“Ti dico una cosa. Tutto questo può anche essere divertente e gratificante nonostante la fatica enorme, nonostante tutto, ma lo è solo perché accanto ho Carolina, la mia compagna, che capisce il senso di cosa sto facendo. Sono fortunato.”

Iniziamo dalla domanda più semplice: come ti sei preparato?

“Ho macinato chilometri come mai ho fatto prima, e chi è abituato a seguire gli ultramaratoneti troverà il mio livello quasi ridicolo. Ti assicuro che quello per il Passatore è il cammino dell’uomo timorato. Ezechiele 25:17, per chi non conosce Tarantino.”

Il Passatore è una corsa da leggenda. Ci vogliono degli anni per preparare la prima volta, la tua sta arrivando. Perché hai scelto di far prendere questa direzione al tuo viaggio nella corsa?

“La 100km del Passatore è una sorta di mito che serpeggia tra le batterie di corridori, un obiettivo tra “impossibile farcela” e “almeno una volta nella vita voglio farla”, o almeno questi sono i pensieri che in questi anni mi sono rimbalzati per la testa quando ne sentivo parlare. Tanta gente me ne ha parlato, ho ascoltato tanti racconti di com’è stata la corsa e di come gli atleti si sono preparati, io sono ghiotto di storie. Non ti so dire quanti ho conosciuto che l’hanno fatta, tra amici e conoscenti occasionali, certo è che la chiave per iscrivermi è stata data proprio da questo: continuare a sentirne parlare e vedere che non solo i grandi atleti ci riescono.”

Una scelta che viene da lontano, quindi e che, quando ha iniziato a diventare realtà, è stata subito in salita.

“La scorsa estate ero discretamente in forma, costante. Lì è maturata l’idea di provarci, prima con dei test autunnali correndo tre Maratone ravvicinate Venezia, Belluno e Valencia (l’ultima, mi ricordo, t’impressionò per il mio entusiasmo!). Il test è partito malissimo con il rigonfiamento del ginocchio destro proprio a Venezia, chiudendo claudicante dopo un pit stop in ambulanza e un misto di corsa e camminata. Grazie al cielo fino ad oggi quello è stato il mio unico problema e ho continuato a correre lunghi domenicali.”

Cosa hai provato quando ti sei iscritto?

“A dicembre ho deciso di iniziare ad alzare il chilometraggio e a gennaio ho fatto il grande passo, l’iscrizione ufficiale. Che emozione, lo faccio sul serio! Ho ascoltato e ascolto, filtrando, i consigli di tutti quelli che l’hanno fatta e in base a questo mi sono preparato.”

In che senso hai filtrato?

“Non ho esperienza in corse su strada da 100km, ma è anche vero che esistono modi diversi di prepararsi, a volte molto diversi, e soprattutto persone con capacità diverse. Quelli molto tranquilli consigliano semplicemente di correre tanto nei week end e basta; altri consigliano lunghissimi da spezzare sempre in 2 giorni fino al max di 30+40km; quelli molto forti mi danno dei sinceri consigli che però trovo più adatti al loro livello, al loro fisico, allenamenti che potrebbero portarmi più facilmente all’infortunio. Ecco, questo è il vero spauracchio, la paura di infortunarmi durante la preparazione, per questo filtro cercando il giusto equilibrio tra un allenamento sufficiente ed il minimizzare il più possibile il rischio di stop anticipato. Bel casino, non credi?”

Sì, immagino ci voglia un grado di disciplina non comune, nemmeno se sei abituato a faticare su lunghe distanze. Cosa hai imparato fino ad ora?

“Credo che per il mio livello le cose fondamentali siano tre: imparare a corre piano, più piano; allungare gradualmente i lunghi ravvicinati, sabato e domenica; alternare una o due settimane di carico ad una di scarico. Tutto questo sia con l’esperienza di chi l’ha fatta prima di me, ma soprattutto fidandomi delle mie sensazioni, ancora di più di quanto la Maratona mi abbia abituato. E’ una delle cose più belle della corsa, no? Imparare sempre più ad ascoltare il proprio corpo, una cosa favolosa.”

Quanta mente ci vuole per correre cento chilometri tutti insieme?

La questione mentale è al centro di tutto questo, come per quando ci si approccia alla prima maratona. Ci sono i dubbi, le paure, la consapevolezza dell’importanza della testa in gara. Va’ che son lunghi 100km fatti come li vorrei fare io, normalmente in una giornata nemmeno lo passo totalmente in piedi tutto quel tempo… ti rendi conto? Io no, non credo, ancora. Anche adesso che mi sto solo allenando sento un certo peso, una stanchezza, che non c’entra con le gambe, perché a furia di uscire a far lunghi piano e da solo, a tratti si intervallano noia e voglia di fare altro. Testa, ci vuole testa.

Durante questi mesi di chilometri spietati, c’è un episodio in particolare che ti ha fatto sentire leggero, in pace?

“A metà marzo, nel fine settimana della Maratona Eroica 15-18, a Vittorio Veneto, ho idealmente scollinato il grosso delle mie preoccupazioni, approfittando dell’impresa che Daniele Cesconetto ha realizzato per l’Eroica: 5 Maratone in cinque giorni. Ho chiesto a Daniele quali tempi avesse in mente di fare e se potevo fargli compagnia nella sua Maratona del sabato. I tempi erano congrui coi i miei, quindi detto, fatto: il sabato alle 14 siamo partiti e abbiamo fatto buona parte del percorso insieme, anche se parecchio più veloce di quanto mi avesse detto prima, fin dalla partenza. Freddo e pioggia non hanno aiutato, ma grazie alla Scuola di Maratona e al loro staff ho avuto un importantissimo supporto sia durante che alla fine della prima maratona. Prima, perché la mattina successiva, domenica, volevo correre quella ufficiale e così è stato! Con tanti dubbi, mi sono presentato in griglia, ancora più vestito per il freddo preso il pomeriggio prima. Ma il clima clemente, le chiacchiere occasionali lungo il percorso e la compagnia costante di AlessandroRizzi mi hanno portato fino al traguardo, e stavo ancora meglio rispetto al primo arrivo. Oltretutto ho incontrato il mitico Giorgio Calcaterra. Insomma, 84 chilometri intervallati da 14 ore, ho cominciato a sentirmi sulla strada giusta, ed è arrivata una bella ventata di ottimismo.”

Buona strada,

Alberto

@per4piedi

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