#RuntoNYC non smette di brillare!

Incontrarsi di nuovo, ma con la vita cambiata. Perché la vita cambia dopo una Maratona, figurati dopo un anno.

Incontrarsi ancora e accorgersi che, in fondo, ciò che sono stati quegli otto mesi chiamati #RuntoNYC rappresentano quasi un tatuaggio che brilla in fondo all’anima.

La meta è stata semplice da individuare: Bologna, a metà strada da tutto, 10 chilometri o mezza Maratona, dedicati a chi mette la passione in ogni battito e una medaglia a forma di cuore al traguardo, che la puoi portare nell’orbita dell’occhio.

E le ragazze ci sono quasi tutte, chi non c’è è perché si sposa tra due giorni o corre dall’altra parte dell’Italia o porta la musica dall’altra parte del mondo. E le giornaliste ci sono quasi tutte. E lo staff e, e, e ti accorgi che i ruoli sono stati cancellati in quegli otto mesi di preparazione, di ripetute, di lenti lunghi, di veloce sulle caviglie in salita, di porta avanti il bacino in discesa, di spingi forte quando esci da una curva. Di corri piano, cazzo.

Prenditi cura di te, non del tempo.

Siamo diventati una squadra, maledettamente forte ed invidiata.

Dopo un anno, dopo un pacco gara di cambiamenti, siamo ancora una squadra maledettamente bella e brillante.

Chi ci ha preso gusto e insegue un personal best dopo l’altro, chi a Bologna ha rimesso il chip dopo dieci mesi e chi ha ritrovato la fame dell’atleta che è sempre stata dopo un infortunio grave. Chi strizza l’occhio al Triathlon, chi ha scoperto che la corsa, in fondo, è un mezzo solo per divertirsi, ma c’è anche altro. Chi semplicemente colleziona un passo alla volta, colleziona musica nelle orecchie ad ogni cambio di passo, colleziona ritmi diversi su una strada sola. E chi il giorno dopo si trova sull’home page di Repubblica.it.

E poi le parole, tante. Ci sono più parole dei chilometri di una Maratona. A volte credo che le parole siano infinite, perché non so dove mi possano far arrivare.

New York, lo sappiamo, è stato un incantesimo irripetibile, una magia che ci aspetta ogni volta che penseremo a quei grattacieli oltre Oceano che per un giorno si sono fermati per noi, alle strade che cantano il tuo nome, alla tua immagine riflessa negli occhi di chi vede la tua medaglia il giorno dopo.

Adesso c’è Tokyo, Chicago, Rejkievik, Valencia, Venezia, poi, che altro ci sarà? Che distanza, che ritmo, che passo?

Che importa!

La Vita mica la misuri così. La misuri in attimi, pulsazioni, chimica che ti mescola dentro, sogni che ti avevano detto che non ci riuscivi proprio a realizzare e invece poi la storia te la sei scritta tu e continui a farlo perché “la Storia siamo noi nessuno si senta offeso, siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.“.

E poi ti accorgi che tutto questo è finito in una scarpa che ti contraddistingue ormai.

Perché quando ti associano a New York, alla corsa persino, ti associano alle Blushield di Diadora, che sono un simbolo per te magico perché racchiudono tutta la Vita che hai messo in ogni metro e che, un anno dopo, ancora pulsa e non smette di pulsare e, anche se provano a comprimertela, tu ormai hai imparato a non smettere di brillare.

Ciao Diadorabili!

Alla prossima,

Alberto

#4piedi #MakeItBright #waiting4Gaia

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