Solo un’altra medaglia.

“Tu sei quello del libro di Gaia? Bene. Sappi che questo gelo boia lo sto prendendo per colpa tua, quindi grazie per avermi convinta a continuare a correre”.

Quando sento dire: “È solo un’altra medaglia, ne ho scatole piene a casa”, mi fermo sempre un momento e mi regalo il tempo di pensare al percorso lasciato alle spalle. Se ha senso essere arrivati qui, se ha senso proseguire ancora. Sarebbe davvero più facile ritornare sul divano, chiudere le scarpe nell’armadio, far asciugare l’inchiostro e, con un ultimo colpo di piedi, scacciare tutti gli sbattimenti che non si vedono né si immaginano.

Ieri ho pensato ad un anno fa, dopo la mezza di Cittadella, corsa da solo, salutavo gli amici, mettevo nel baule il sorprendete pacco gara, e mi affidavo alla nebbia e all’autostrada, verso Parma ed una quotidianità che non funzionava più in modo naturale. Ieri, a Cittadella tirava davvero un gelo boia, e davvero non ho sentito freddo nemmeno un istante. Neanche un metro. Quella frase di una sconosciuta, le foto sulla linea di partenza. Il via. Quella strana, inaspettata, netta voglia di balzare in avanti, che mi è esplosa dentro al chilometro 3, di mordere, e via via via. Non più in fuga in fretta da qualcosa, ma quasi scivolare, in una progressione costante, sorridente, inesorabile, verso qualcosa. E per me correre così è poesia. Il finale, superando un sacco di persone, le mani prese, strette e su verso il cielo, il té caldo, le foto, volti che vedo in giro per le gare, altri grazie sconosciuti per le mie parole in una storia. Il terzo tempo a tutto volume, litigando per la salsa con la barista annoiata e la grinta sbattuta sul tavolo. Avere voglia di raccontarti tutto, perché fossi lì. E poi sistemare in macchina il pacco gara, un anno dopo ancora più grande, salutare gli amici e guidare, dentro al sole e all’autostrada. Verso casa. Quella vera questa volta.

È solo un’altra medaglia, ne ho scatole piene a casa.

Però questa ha un disegno che a me ricorda il profilo di Gaia, accanto alla parola “finisher”.

E questa volta non sono stato l’unico visionario in azione.

Alberto

#4piedi

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