Ti aspetta, la corsa.

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C’è un fiume, un po’ ghiacciato un po’ no, che punta sereno al mare esteso: l’acqua che scorre qui arriverà all’Oceano.

E c’è un cielo azzurro California sopra le vigne da cui sgorgherà il vino bianco.

Trovi un gatto, elegantissimo pelo bianco, in mezzo alle cianfrusaglie del retro bottega di un artigiano.

Poi le palme.

Sì, perché a Conegliano ci sono anche le palme e, se osservi bene, oltre il crinale delle colline, distante, ma dritta davanti al tuo sguardo, sullo sfondo appare la neve.

Strana stagione l’inverno quest’anno, non dovrebbe essere così eppure lo è.

Eppure la corsa è un gesto al singolare, ma sembra riesca meglio se lo moltiplichi al plurale.

Ti aspetta, la corsa, docile, quieta, poi si riprende tutte le attenzioni che non le hai dato, ma non ti nega alcun sogno, nessun piacere.

Ti aspetta, la corsa.

Ti lascia distendere sul divano e ti chiama e non smette, fino a che non rispondi al suo richiamo. Ti confonde il sudore con i capelli, la pelle con il vento e gli odori delle città e della Natura, gli occhi con i chilometri. E sa realizzare una magia: ti lascia libero di tornare, tutte le volte che sposti l’orizzonte un piede alla volta un po’ più in là.

Ciao,

Alberto

#4piedi

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