TransKamchakta: l’orizzonte non ha fretta.

L’esplorazione è raccogliere il nuovo, un centimetro alla volta. Senza fretta alcuna, senza frenesia di raccontare il momento ad altri, piuttosto di viverlo. Farlo proprio. Unico.

Chiudete gli occhi, spegnete ogni cosa attorno. Ciò che state vedendo è la notte in Kamchatka. Ora immaginate un puntino di luce, come una stella al centro del cielo, planata sul suolo della Russia estrema. Quella è la tenda di Stefano Gregoretti e Ray Zahab che illumina l’Oceano solido di neve attorno.

Le comunicazioni con Stefano sono affidate ad una barra luminosa dentro la piattaforma inReach. Scrivo un messaggio, clicco invio. Le rispose arrivano via mail, tempo dopo, dall’altra parte del mondo. Sfruttiamo la traiettoria invisibile dei satelliti. Non c’è simultaneità. Siamo telegrafisti nel 2019, che cuciono la latitudine che li separa.

Stefano, sono trascorsi sei giorni dalla partenza dalla spiaggia di Krutogorovskiy. State procedendo lentamente: quanta strada riuscite a conquistare al giorno?

“Molto dipende dalle condizioni del terreno. In questi primi giorni abbiamo tenuto una media di 15-17 chilometri, ma siamo solo all’inizio. Un giorno ne abbiamo fatti solo 13, perché abbiamo dovuto lasciare le slitte, proseguire a piedi e battere la via, poi ritornare indietro a riprende le nostre compagne di viaggio scivolose. Ci saranno tratti più veloci e altri dove magari riusciremo a fare solo 5 chilometri, anche meno. Sabato abbiamo fatto appena mille metri.”

Un chilometro in un giorno?

“Stiamo attraversando un punto quasi impossibile. La neve altissima e i fiumi non sono ghiacciati, quindi dobbiamo navigare nelle foreste, facendo passare le slitte a lato. Procediamo a zigzag, cercando la via migliore, senza restare bloccati. Uno sforzo sovrumano per guadagnare un pugno di chilometri.”

E voi come state?

“L’umore è alto, non cercavamo il resort per la settimana bianca.”

Cosa vedi attorno a te?

“Qui mi ricorda molto l’Alaska. E questo mi sorprende. Pianure innevate in modo uniforme, boschi, cliff con vulcani in lontananza e poi ancora pianure di neve, con isole di alberi qua e là. Non abbiamo incontrato anima viva in questi primi giorni.”

E la tenda con la stufa che sta in una piccola sacca vi è sufficiente?

“La tenda è una figata. Pesa poco e avere caldo al mattino è come trovare l’oro. Impieghiamo un po’ di tempo per procurarci la legna, facendo i boscaioli. Così però ci risparmiamo un carico di 30 – 35 litri di benzina per il fornelletto, che sarebbero altrettanti chili da portare. Ne abbiamo solo 8, di emergenza, per i tratti in montagna dove non troveremo alberi.”

Che rumore ha la Kamchakta?

Qui la comunicazione si interrompe, oppure il satellite mantiene per sé la risposta, e al momento va bene così.

L’esplorazione è un procedere senza la fretta che si è impossessata della quotidianità, impigliandola in regole poco naturali. Ha le proprie prospettive, i propri tempi di realizzazione, la propria distribuzione delle energie, coraggio compreso, orientate solo verso l’orizzonte del prossimo passo.

Che non ha fretta.

Alberto Rosa

@per4piedi

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