Moonlight Half Marathon. Le onde non corrono da sole.

C’è la spiaggia attorno e il mare davanti. Il sole a due passi dalla linea del via, fino alla fine puoi stare lì. Ecco, magari non proprio fino alla fine, che correre dopo essere stati una giornata a cuocersi al sole non è proprio salutare. Poi c’è la Moonlight Half Marathon a Jesolo, sabato 25 maggio, con partenza alle 20, per andare alla ricerca del chiaro di luna (alle 19 partirà la 10 chilometri).

Il percorso di Jesolo alterna un continuo di scorci naturalistici differenti. L’acqua del fiume che si fa mare, il verde dei prati dell’argine che si alza nella pineta. La spiaggia del lungo mare, che dondola sulle onde, e diventa salsedine agli angoli della bocca.

Il Canale Cavetta fino a Cortellazzo (dove ho imparato ad andare in bicicletta durante un’estate di anni ed anni fa), la foce del Piave con il porticciolo e il Lido, attraverso la pineta, fino al traguardo di Piazza Milano, nel cuore della vita notturna.

Ho un rapporto strano con la Moonlight.

Ogni volta che l’ho percorsa mi ha chiesto tanta energia, più mentale che fisica. L’anno scorso, alla fine, volevo quasi smettere di correre. Ma come ogni viaggio che termina vicino al mare, mi ha insegnato molto e mi richiama per esserci ancora.

E anche questa volta è lo spirito del gruppo che ha fatto la differenza.

La mia squadra si chiama Fuel to Run, abbiamo la maglietta rossa, avvolta da una grande ics bianca. Su una spalla il tricolore, sull’altra il Leone di San Marco.

Ridiamo un sacco, sempre, anche quando la giornata è storta e la fatica ti vorrebbe piegare le labbra in giù.

All’inizio dell’anno, Andrea ha lanciato l’idea di correre al chiaro di luna, seguendo le onde. Luca ha detto Sì, poi Carolina, Riccardo il Giovane, Poz, Martina, Sofia e Gianluca, Samy, Ale, #daiAlex, Laura e non so chi altro: quello che so è che saremo un bel gruppo.

Ognuno con il suo passo, ognuno con il suo stile. C’è chi sfida la distanza della mezza Maratona per la prima volta, c’è chi farà i 10mila a tutta. La birra la beviamo alla fine. Anche la corsa ha il terzo tempo, eccome.

C’è chi correrà contro il tempo, chi lo farà solo per sentire in faccia il vento. Chi andrà forte, chi piano: che poi, forte e piano sono concetti che io ancora non ho capito mica.

Alcuni di noi si stanno allenando insieme, due volte la settimana, con qualsiasi tempo in cielo. E in questi mesi il cielo è stato davvero imprevedibile. Secchiate d’acqua la sera dopo giorni sereni. Sole primaverile fuori stagione in febbraio. A volte il vento contro, a volte a favore.

In discesa, lasciati andare come una biglia in spiaggia. La regolarità del passo paga sempre. In pista, su asfalto, nel fango. Gioca con la velocità. Riposa. Recupera. Dormi. Poi ricomincia. Così per settimane.

Un sondaggio social ha scelto la medaglia, la corsa nel 2019 d.C. è anche questo. Sulla medaglia ci sarà il disegno di un’onda del mare Adriatico, che condivide qualcosa con il Mediterraneo, lo Ionio, il Tirreno, l’Oceano Atlantico, gli Oceani dal mondo, fino ai ghiacci più lontani e ritorno.

Quindi chi arriverà al traguardo porterà al collo un simbolo dell’elemento più vitale della Natura.

Le onde non corrono da sole, perché così la fatica si dimezza, la distanza si accorcia e quando questo accade spesso si incontra una festa.

Correre al chiaro di luna, con l’umidità che farà lo sgambetto, con le onde a distrarre negli ultimi chilometri, con l’idea che alla fine la squadra festeggerà.

Ciao,

Alberto

#4piedi

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