Vivi la tua paura!

Mi capita a volte di condividere qualche momento con persone che vivono storie enormi. Grazie alla loro esperienza, alle loro scelte lungo il percorso compiuto, queste persone hanno sviluppato una personalità forte, hanno temprato il carattere. Sono persone normali, come te e me, e vivono con tutte loro stesse quello che fanno. Un giorno di settembre del 2015, a Venezia, ho conosciuto Simone Moro e Tamara Lunger.
Simone e Tamara, dopo aver già ricamato la loro leggenda sulle montagne alte più di 8mila metri in giro per il mondo, nel febbraio del 2016 hanno scalato il Nanga Parbat, in Pakistan, durante la stagione invernale. Tamara si è fermata a pochi metri dalla vetta, perché l’istinto di sopravvivenza e l’esperienza devono prevalere sempre. Simone, al suo terzo tentativo, è arrivato lassù, diventando il primo uomo nella storia a scalare tutti i 8.126 metri della “montagna mangiauomini” durante l’inverno. Il suo sogno lo stava aspettando.


Con Tamara e Simone ho fatto qualcosa in più che parlare. Ho pranzato con loro. Credo che quando ci mangi assieme, si possa capire molto di più di quella persona. Ho letto molto sulle spedizioni di Simone, anche se non in modo sistematico. Ne avevo intuito l’enorme forza interiore e la motivazione totale. Ho scoperto che è anche simpatico e, dentro la precisione maniacale, inevitabile quando la tua scelta di vita è fare qualcosa che può chiederti la vita, ha creato un equilibrio di leggerezza e quiete, che arriva all’istante.

Mentre mi raccontava il lavoro, tecnico e fisico, che deve essere più grande delle montagne che sfida, ho avuto l’urgenza di chiedergli qualcosa di semplice, tanto forse da essere ingenuo:“Hai mai paura?

La paura è l’emozione più forte. Ed è quando provo paura che cerco di andare al di là dei miei limiti. La paura mi fa scattare l’istinto di sopravvivenza da un lato e la passione dall’altro. Ed è dentro a questa armonia che riesco a proseguire, fino a raggiungere gli obiettivi che vivono nei miei sogni.”
Un mese dopo quel pranzo, avrei corso la Maratona proprio a Venezia. 

Al 33esimo chilometro ho provato un senso di paura fisica, forse per la prima volta in quel modo così netto. Non per qualcosa che stesse accadendo a me, ma per la situazione che avevo attorno sul Ponte della Libertà che, si sa, ti scava dentro, trovando il terreno reso arrendevole dalla fatica. In quel momento ho pensato di mollare: non comprendevo bene le emozioni che stavo vivendo

Mi sono ritornate in mente le parole di Simone. 

Le ho lasciate scorrere più volte, stringendomi dentro a tutta la calma che mi era rimasta. Mi sono concentrato su quel ricordo e ne ho capito il significato potente. Dovevo accettare la frustrazione della fatica, la paura in fondo era data soltanto da correre sul Ponte, in mezzo al mare, senza punti di riferimento se non Venezia laggiù e la voglia di arrivarci dentro i miei piedi. 

Nel frattempo un altro chilometro era quasi sfilato. 

Me ne mancavano meno di dieci e il mio sogno mi stava aspettando.

Ciao,

Alberto

(@per4piedi)

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