Alto Adige Expedition #2: Riva di Tures e l’incantesimo elfico.

Qualcuno mi ha regalato una maglietta con scritto “Non corri abbastanza”. Dopo la Corsa delle Patate mi sveglio la mattina presto a Riva di Tures, 1.600 metri di altitudine e di una nebbiolina simile a quella delle storie di elfi.

Ho voglia di esplorare qualche chilometro della vallata che scorgo più in basso, tra i prati del parco naturale Vedrette di Reis.

Esco dal b&b senza fare rumore e in punta di piedi mi muovo sull’erba e l’umidità del mattino mi penetra i calzini. Mi allaccio le Blushield seduto sulla statua di una mucca e noto che la grande pala eolica sopra la valle ha iniziato a girare.

Lascio che siano le scarpe a decidere la direzione, come si fa con l’auto certe notti quando hai solo voglia di sentire la strada andare.

Un cane che abbaia, e sembra grosso, mi suggerisce di lasciare la provinciale e iniziare a salire verso un piccolo poggio. Seguo la linea dell’unica curva che risale il pendio e, dalla pensilina di una locanda, sbuca uno scoiattolo nerissimo, che inizia a prendere velocità sparendo nel bosco. Mi fermo perché ho il fiatone.

Vedo le linea beige di una strada di sassi più giù: attraversa lo spazio riservato ai camper, costeggia i campi dedicati al pascolo delle mucche e si perde come lo scoiattolo tra i boschi, lasciando dietro di sé case e una chiesetta piccola, isolata.

Scendo dal poggio e voglio raggiungere quella chiesa, con il tetto che da qui mi sembra viola prugna.

Il parcheggio dei camper dorme in silenzio, con i mezzi che iniziano appena ad animarsi delle vite che racchiudono. Mi sembra la riproduzione del paese di Cars.

Una farfalla bianco neve mi si affianca e seguo la sua traiettoria leggera lungo la staccionata superiore del recinto. Una mucca bruca fregandosene del mio passaggio, fregandomene un po’ di tutto, a dire il vero.

La strada bianca riprende a salire, questi falsopiano ingannano perché sembrano sembra lineari. Ho imparato al Central Park di New York che per capire la pendenza reale di uno spazio aperto che sembra in discesa, basta voltarsi e vedere dov’è la strada alle spalle.

In mezzo al prato c’è una casa avvolta dalle nuvole ancora basse. Il tetto è illuminato dai primi raggi del sole che, più veloci degli altri, si sono già lanciati oltre la vetta dei monti, dentro al silenzio che scende a valle con l’acqua del ghiacciaio lassù.

E, magari sarà un incantesimo elfico, ma mi trovo ad incrociare il mio ritmo di corsa con quello del fiume che scorre accanto e mi sorprendo perché ciò che sento è il mio respiro che pulsa sereno.

Raggiungo la chiesetta, il tetto è azzurro brillante in realtà. Come il cielo in questa vallata quando tutto il sole è rotolato oltre le vette, giù dal ghiacciaio.

25 km e qualcosa alle spalle, una bella sensazione che nasce dentro.

Alberto

#4piedi #waiting4Gaia #MakeItBright

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