Io voglio goder … I wanna go there!

Non è tanto il caldo, è l’umidità. 

Fa parte della natura e, come tale, siamo parte delle stessa cosa. Però io e l’umidità non abbiamo ancora trovato il nostro equilibrio.

E la corsa ne risente: fisiologico, naturale appunto.

Non riesco ad allenarmi con la continuità che vorrei e la fluidità dei passi non è costante. Non ne risente tanto la quantità dei chilometri accumulati, piuttosto la qualità.

Però c’è qualcosa che questo periodo mi sta ricordando. Ed è un modo per seguire il sole.

  

Ho affrontato tre allenamenti in 72 ore: lo stesso percorso, 10 chilometri, difficoltà del terreno minima. 

Nel primo ho corso danzando, il secondo è stato un massacro. 

Pensavo di riposarmi, invece sono uscito ancora, complice anche un uccello che ha iniziato a cantare e strizzare gli occhi al giorno davvero presto. Via. 

L’aria era già calda. Il passo migliore rispetto al giorno precedente, ma fluido no. Ho finito, una prova impegnativa e non brillante. 

Però utile. Ed ho sorriso.

Ho notato che parto troppo veloce, almeno per le condizioni atmosferiche attuali. 

Ho notato che la terra è un mosaico di zolle ed erba gialla. 

Ho notato che il fisico sta bene, ma la mente brucia: combatte tra la noia dei ritmi lenti e l’apnea che la velocità produce. E così non va bene.

La corsa è divertimento volontario, libertà completa, ma c’è una Maratona che ho scelto di preparare e la distanza va rispettata!

Quindi, ho iniziato a parlarmi. A chiedermi il perché della fatica che cerco, il senso di tutta la strada messa dietro da quando corro. 

Al dolore ramificato tra muscoli e ossa, ai calli, alle unghie rotte, alle botte, al sanguinamento. Ai pesi e agli esercizi per l’equilibrio e i riflessi.

Ho pensato ai momenti indilebili che restano come tatuaggi dopo che dolore e acido lattico scorrono via. Quanto emozionate è questo mondo!

Allora mi sono reso conto che non ha senso la velocità fine a se stessa. Devo riprendere a godermi il viaggio prima di tutto, a godermi la distanza che scorre, come i grani di un rosario, godere l’attesa, come una molla che si carica e scalpita per esplodere al traguardo dell’obiettivo.

Devo rispettare lo spazio, rispettare il tempo. Avere pazienza e concentrazione.

  

Voglio godere la semplicità potente del portare me, tutto me carne e pensiero, da un punto ad un altro nello spazio, sfidando la gravità, il tempo, la mente. L’umidità. 

Io voglio goder … I wanna go there!😉

Ciao,

Alberto (@per4piedi) 

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